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Adinolfi contro Fiorello sulle chiese aperte a Pasqua: “Non capisce il dolore dei cattolici, parole pericolose”

Il leader del Popolo della Famiglia contro il comico siciliano: "Come vedere la moglie via webcam"

Di Redazione TPI
Pubblicato il 7 Apr. 2020 alle 08:24 Aggiornato il 7 Apr. 2020 alle 12:37
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Immagine di copertina

Adinolfi contro Fiorello: “Parole pericolose, come vedere la moglie via Zoom”

Il Presidente del Popolo della Famiglia risponde via social a Fiorello, che si era detto contrario alla proposta di Salvini di riaprire le chiese per Pasqua: “Premetto che sono d’accordo con la Cei che ha ordinato la sospensione delle messe e sbagliano Salvini e Renzi a strumentalizzare l’argomento. Però le frasi di Fiorello ieri sull’identiticità tra pregare in chiesa e pregare in cucina sono molto pericolose”, ha commentato Adinolfi.

“Sarebbe come se dicessi a Fiorello che sarebbe la stessa per lui vedere la moglie in casa o tramite Zoom se fosse allontanata per ragioni di ordine pubblico. Si ha poco rispetto per il dolore dei cattolici e noi stessi facciamo fatica a spiegare la nostra grande sofferenza nell’essere impediti nel rapporto con Cristo nel tabernacolo. Le frasi di Fiorello sono pericolose, minano il senso stesso dell’essere cattolici, dell’essere una comunità che si ritrova con il suo Salvatore, in un rapporto che è fisico, non generico”.

Nei giorni scorsi Fiorello si era detto contrario alla proposta del leader della Lega Matteo Salvini di riaprire le chiese per Pasqua: “Puoi pregare anche in bagno se sei fedele. Secondo il mio parere personale, riaprire le chiese a Pasqua potrebbe essere un errore, Dio non credo accetti le preghiere solo da chi va in chiesa”, aveva detto lo showman siciliano.

Qui il video dell’intervento di Adinolfi contro Fiorello.

Adinolfi, Pell fu condannato in odio alla Chiesa

Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, nel corso della sua rubrica quotidiana sui social denominata Stampa&Vangelo ha sottolineato positivamente l’assoluzione del cardinale George Pell dalle accuse di pedofilia, senza rinunciare a una nota polemica: “Il cardinale Pell fu condannato per puro odio verso la Chiesa, non c’erano elementi reali. Si continuerà a fare così, a usare la pedofilia come arma per marginalizzare la Chiesa e i cattolici, per costringerci a manifestare la nostra fede solo in una dimensione privata, senza conseguenze che impattino sulla società o sulla politica. Dovremo invece spiegare, anche grazie a questa assoluzione di Pell, che la pedofilia è un male della società e non della Chiesa, che anzi solo la Chiesa si è impegnata davvero ad estirpare. I media raccontano invece una storia che non esiste: pedofilia uguale Chiesa, così finiscono ai ceppi ecclesiastici innocenti come Pell. Occorre reagire a questo andazzo e raccontare i dati reali: secondo uno studio CENSIS firmato dal prof. Mastronardi un bambino su 400 subisce attenzione dai pedofili e sono nello 0,07% dei casi il predatore è un sacerdote. L’equiparazione tra Chiesa e pedofilia è falsa, come erano false le accuse a Pell”.

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