L’Ue sigla nuovi accordi commerciali con il Vietnam, ma l’Italia si astiene. Enrico Letta: “Decisione che isola il nostro Paese”

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 28 Giu. 2019 alle 19:22 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:09
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Accordo commerciale Ue Vietnam, Italia non firma. Letta: “Scelta che isola”

Accordo commerciale Ue Vietnam | Il 25 giugno è stata una giornata importante per quanto riguarda i rapporti commerciali tra l’Ue e l’esterno: martedì scorso, infatti, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la sottoscrizione degli accordi commerciali e di investimento raggiunti tra l’Unione europea e Vietnam.

L’ASL, acronimo di Accordo di Libero Scambio, è infatti uno degli accordi commerciali più ambiziosi che l’Unione europea abbia mai raggiunto con un Paese in via di sviluppo, come appunto il Vietnam: attraverso questo, infatti, l’Ue avrà la possibilità di vedere un aumento del 29 per cento delle esportazioni verso lo Stato indocinese, pari ad un valore di 8.3 miliardi di euro. Tra i benefici della nuova relazione commerciale, peraltro, ci sarà la creazione di nuovi posti di lavoro in Europa, ben 116.200 entro il 2035.

Si tratta quindi di un’ottima opportunità per i Paesi europei oltre che di un nuovo passo avanti per quanto riguarda l’ampliamento degli “orizzonti” commerciali dell’Ue. Tuttavia, a non aver accolto positivamente l’iniziativa è stata proprio l’Italia: tutti gli Stati membri, infatti, hanno siglato il nuovo accordo tranne il nostro Paese che, invece, sull’accordo di Libero Scambio ha deciso di astenersi e di esprimere, attraverso una dichiarazione scritta, le proprie preoccupazioni per quanto riguarda le importazioni di riso vietnamita.

Proprio su questo rifiuto si è espresso Enrico Letta, presidente dell’associazione Italia Asean. “La decisione del governo italiano di manifestare le proprie preoccupazioni rispetto alle importazioni di riso vietnamita, astenendosi dal voto dello scorso 25 giugno sull’accordo di libero scambio Ue-Vietnam, rischia di isolare il nostro Paese e di diffondere un messaggio sbagliato rispetto ai reali  benefici della partnership per l’economia italiana”, sono infatti state le parole dell’ex presidente del Consiglio.

“La verità – ha poi proseguito Letta – è che questo accordo richiede al Vietnam di adottare standard europei che faciliteranno l’importazione di alcuni prodotti Made in Italy e che proprio l’Italia risulta essere lo Stato membro con il maggior quantitativo di prodotti a indicazioni geografica protetta. Dobbiamo fare sistema e dimostrare che sussiste un reale interesse a perseguire un obiettivo comune: un commercio equo e sostenibile”.

L’ex premier, in sostanza, ha posto l’accento sui grandi vantaggi che l’Italia, come anche altri paesi dell’Unione, avrebbe per quanto riguarda la sua economia. Tra i principali punti dell’accordo c’è infatti la graduale eliminazione dei dazi doganali sulle esportazioni europee, pari al 99 per cento, che naturalmente favorirebbe le esportazioni italiane verso il Vietnam di molti prodotti come pellami, macchinari e prodotti dell’industria tessile, farmaceutica e chimica. Come anche la riduzione delle barriere non tariffarie (anch’essa a tutto vantaggio delle esportazioni di prodotti Made in Italy), l’accesso al mercato vietnamita degli appalti pubblici e dei servizi, la protezione sociale e quella degli investimenti: su quest’ultimo punto, in particolare, il vantaggio è quello di garantire agli investitori europei lo stesso trattamento di quelli vietnamiti.

L’ALS, inoltre, andrebbe a garantire per l’Italia la protezione del suo settore agroalimentare: il Vietnam, infatti, si impegna a riconoscere 169 prodotti a denominazione di origine e a indicazione geografica e il nostro paese, con 38 prodotti, è quello con il maggior numero di prodotti di questo genere. Relativamente al riso vietnamita, principale punto di frizione che ha portato all’astensione dell’Italia nel siglare l’accordo, l’ASL prevede un contingente tariffario a dazio zero da 80 mila tonnellate di riso vietnamita, equivalente a poco più dell’1 per cento delle esportazioni vietnamite e circa il 3 per cento del fabbisogno europeo di riso. Solo 30 mila tonnellate del contingente, in sostanza, sarebbero dedicate a prodotti che competeranno con i nostri risi.

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