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Posted by TPI on Monday, 21 September 2020

Feltri dice che “i meridionali sono inferiori” per coprire gli errori lombardi

Di Luca Telese
Pubblicato il 22 Apr. 2020 alle 16:36 Aggiornato il 22 Apr. 2020 alle 18:16
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Parola di Vittorio Feltri: “Io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori. Si arrabbieranno a sentire queste parole? E chissenefrega! Si arrabbino”. La prima cosa da dire: dopo aver sparato queste castronerie lo stesso direttore di Libero è stato investito da valanghe di ingiurie, costretto a una parziale e maldestra ritrattazione. La prima cosa che viene in mente, ascoltando queste parole di Vittorio Feltri, è la pena. La seconda è che non serve ripagarlo di uguale moneta. Non servono odio, epiteti, invettive.

Le parole del direttore di Libero a Fuoridalcoro hanno lasciato stupefatto anche Mario Giordano. E nulla hanno a che vedere con il pensiero dei lombardi, che essendo un non-popolo, figlio di enormi contaminazioni, sono anche il secondo popolo terrone d’Italia, ancorato a solidissime radici meridionali, come fu evidente il giorno del decreto di chiusura. Tutti quegli abitanti della Lombardia, infatti, fuggivano al sud, perché al sud c’erano le loro case, le loro famiglie, i loro padri e le loro madri.

Quindi bisogna disinnescare la prima è più importante menzogna inventiva di Feltri e di tutti “i finti lombardi” di queste ore. Non esiste nessun sud “invidioso” del nord. Esiste un sud solidale e simpatetico con il nord e viceversa: mentre scrivo mi viene in mente che il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bergamo – forse Feltri lo ignora – è un pugliese. Non esiste nessun odio “anti-lombardo”, dunque: è esistita ed esiste una enorme solidarietà di tutta l’Italia.

Sono i 500 respiratori sui primi 1.500 mandati in Lombardia, sono i volontari medici e infermieri (quasi tutti dal sud) che sono corsi – e sono ancora lì – a dare aiuto negli ospedali. Questa è la verità: la differenza tra Feltri e un meridionale non è geografica, ma ideologica. Feltri è bravissimo a muovere, come un capocurva, le ragioni dell’odio contro il sud, e quelle del vittimismo di chi al nord soffre.

A che serve tutto questo? A coprire gli errori e le responsabilità, a superare i problemi in nome di una finta guerra santa. Feltri in questo è maestro, insuperato e insuperabile. Noi, invece, siamo bravi in un altro mestiere: raccontare le ragioni dell’amore e della solidarietà che in questo momento, invece di dividere il paese, lo hanno unito.

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