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Il vero rilancio? I contributi non bastano: la lezione della Thailandia

Non bastano i contributi: serve investire su formazione dei lavoratori e trasformazione delle aziende. Solo così l’Italia tornerà a crescere

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 16:11
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Immagine di copertina
Un membro dello staff mostra come usare lo smartphone per il check in nel centro commerciale dopo la riapertura a seguito dell'emergenza Coronavirus a Bangkok, in Thailandia. EPA/RUNGROJ YONGRIT

Il vero rilancio? I contributi non bastano: la lezione della Thailandia

Le misure del decreto Rilancio, (55 miliardi oltre 100 destinati al sostegno ai prestiti delle imprese) sono senz’altro apprezzabili ma è bene considerare un elemento: le forme assistenziali di sostegno possono funzionare per un breve periodo, ma nel lungo queste possono risultare poco sostenibili o poco efficaci. Il cambiamento di consumi, produzioni e comportamenti messi in atto dalla diffusione del Covid-19 travolgerà interi settori e forse oggi sarebbe il caso di dirlo con coraggio.

Milioni di persone del mondo dovranno cambiare lavoro, o dovranno cambiare il mondo in cui lavorare perché niente sarà come prima e i finanziamenti, anche a fondo perduto, non possono cambiare questa condizione. Stato e soggetti che rappresentano le categorie hanno oggi il compito di guidare imprenditori, lavoratori e professionisti verso la società del futuro, verso nuove vite, nuove attività e nuove quotidianità.

Se un’azienda agricola fino ad oggi viveva del 30 per cento della vendita di prodotti alimentari e del 70 per cento di ricettività, turismo o eventi, dovrà rivoluzionare il modello di business, con investimenti e professionalità diverse, che dovranno essere necessariamente sviluppate. Lo stesso dovranno fare società che operano nel settore delle politiche culturali e dell’intrattenimento, della musica, del turismo. Se un negozio di vestiti dovrà cambiare completamente prodotti, modalità di vendita e approccio al lavoro è bene che il titolare lo sappia subito, in modo da poter programmare una transizione quanto più efficace e meno dolorosa possibile.

Molti lavoratori dovranno rinunciare alla loro professionalità, ed imparare nuovi mestieri. Andrà così, che piaccia o no. Non tutti gli imprenditori o libero professionisti sono esperti di cambiamento, di trasformazioni aziendali e di innovazione: non si tratta di competenze che vengono insegnate a scuola (purtroppo) né dallo Stato. La buona notizia è che insieme alla crisi, possono crearsi nuove e diverse opportunità economiche e bisogni di consumo che dovranno essere soddisfatti da nuove forme di servizi o prodotti. Come avviene in natura, anche nei sistemi economici non sempre sono i più forti a sopravvivere, ma chi si adatta più facilmente e velocemente al cambiamento.

Questo approccio, di tipo culturale prima ancora che aziendale, è stato insegnato, ad esempio, dal Regno di Thailandia durante la rivoluzione dell’e-commerce. Nei primi anni di diffusione delle piattaforme di commercio online, il governo thailandese aveva messo in atto un programma di politiche pubbliche chiamato “Thailand 4.0” che aveva lo scopo di insegnare ad agricoltori ed artigiani tutti i modi per vendere i propri prodotti online, o trovare fornitori convenienti. L’obiettivo? Guadagnare di più, e uscire dalla trappola della povertà in cui si trovava la classe media thai. Il governo thailandese aveva utilizzato la proiezione di video all’interno degli edifici pubblici di tutto il paese. Oggi questo stesso scopo potrebbe essere raggiunto mettendo a disposizione voucher per la formazione e strumenti di sgravi su investimenti in nuove tecnologie.

Guadagnare e crescere è lo scopo di qualunque imprenditore, è il motore che permette alle aziende di sopravvivere, di generare valore per i lavoratori e per gli investitori, oltre che per il mercato. L’obiettivo del guadagno è in Italia stigmatizzato come una colpa: gli imprenditori “speculano”, e “approfittano” dei bisogni. La figura dell’imprenditore non è quasi mai apprezzata ma spesso è dipinta come controversa, avida, cattiva. Se l’imprenditore, rispettando le regole, dimostra capacità di costruire e generare valore, il suo ruolo nella società diventa indispensabile, e nessuna comunità al mondo può permettersi di perdere chi assume questo ruolo. In questa fase, oltre alle misure assistenziali, è necessario ripensare al ruolo dello Stato e dei soggetti intermedi come accompagnatori al cambiamento. È il momento di avere coraggio e dire: niente sarà come prima, ma ti aiuteremo a vivere il nuovo futuro.

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