Come sfruttare la leva dell’energia
In Italia il mercato dei servizi energetici vale 17 miliardi. Ma il suo potenziale è ancora largamente inespresso. Serve un maggior coordinamento tra operatori, clienti ed enti regolatori. Così il settore può raggiungere i 39 miliardi entro il 2030. E trainare il Pil
In questa complessa fase storica – segnata da tensioni geopolitiche, transizione green e rivoluzione digitale – il fattore energia rappresenta una leva più che mai centrale per la competitività di un Paese. L’Italia non fa eccezione: nel 2025 la spesa nel mercato dei servizi energetici ha raggiunto un valore complessivo pari a circa 17 miliardi di euro. Tuttavia i margini di crescita del settore alle nostre latitudini sono ancora ampi: se le grandi industrie sono più avanzate, terziario e imprese meno energivore sono ancora in evoluzione, mentre la Pubblica Amministrazione è frenata da vincoli di bilancio. Il mercato potrebbe espandersi fino a circa 39 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso di incremento annuo composto fino al 18%, quasi il doppio rispetto ai livelli attuali. Ma servirebbe un maggior coordinamento tra operatori, enti regolatori e domanda.
A sviluppare questa analisi è lo studio “Energia per competere”, promosso congiuntamente da quattro fra le principali Esco in Italia – Edison Next, Engie, Renovit e Veolia – e realizzato con il supporto tecnico di Bain & Company Italia e il patrocinio di Assistal, AssoESCo ed Elettricità Futura.
Il contesto di fondo
L’indagine analizza le prospettive del mercato, approfondisce il ruolo dei servizi energetici nella transizione del Paese e ne valuta l’impatto su competitività industriale, spesa pubblica ed economia. Il lavoro si basa sulle evidenze raccolte da 70 aziende italiane dei settori industria e servizi e su interviste a operatori e stakeholder, oltre che sul contributo di rappresentanti istituzionali (ministeri, associazioni di categoria ed enti).
Il contesto di fondo è quello di un sistema energetico in profonda trasformazione, che deve fare i conti con crisi internazionali, volatilità dei mercati e una crescente pressione verso la decarbonizzazione, a fronte di un aumento strutturale della domanda energetica (innescata ad esempio dai data center). A fronte di questo scenario, imprese e Pubblica Amministrazione devono rafforzare la propria competitività, sicurezza energetica e sostenibilità, facendo affidamento su partner energetici in grado di offrire una gestione integrata di soluzioni tecnologiche, finanziarie e regolatorie, anche alla luce della progressiva riduzione delle risorse pubbliche disponibili (specialmente in vista dell’esaurimento del Pnrr).
La riduzione della bolletta energetica diventa così un’imprescindibile priorità, mentre la riduzione dei consumi energetici e l’autoproduzione, insieme ad una gestione più efficiente e flessibile degli asset energetici, rappresentano leve chiave per rafforzare la competitività. Di qui il valore strategico di investimenti in riqualificazioni edilizie, soluzioni di efficientamento energetico (come pompe di calore) o generazione di energia distribuita (attraverso le rinnovabili).
Margini di crescita
Secondo lo studio “Energia per competere”, tra il 2021 e il 2023 in Italia l’intensità energetica si è ridotta di circa il 20%, un dato apparentemente positivo ma spiegabile solo in parte con interventi di efficientamento: determinante è stato infatti anche il processo di deindustrializzazione in atto nel nostro Paese. Parallelamente, gli obiettivi del Green Deal guidano la transizione, ma il sistema di incentivi rimane frammentato.
Dei circa 17 miliardi di euro spesi nel 2025 in servizi energetici, 8 miliardi sono arrivati dalla Pubblica Amministrazione (principalmente per servizi di gestione e manutenzione e per lo sviluppo delle smart cities), 5 miliardi di euro sono stati sostenuti dal comparto industriale (sotto forma di investimenti in rinnovabili ma anche in spese di gestione e manutenzione degli impianti) e 4 miliardi sono stati spesi dal terziario (dove gli investimenti si sono concentrati prevalentemente sugli edifici).
Dall’analisi emerge come il settore industriale sia più avanzato nel percorso di efficientamento energetico: il 53% delle imprese manifatturiere ha già avviato interventi in questo senso, contro appena il 18% del terziario; e il 75% delle grandi aziende si è dotato di piani pluriennali di efficienza energetica, rispetto al 60% delle pmi. Inoltre, tra il 40% e il 50% delle imprese industriali si dichiara competente e pronta a investire direttamente in interventi di efficientamento, a fronte di circa il 30% nel terziario.
Risulta diffusa la consapevolezza del valore strategico dei servizi energetici come leva di competitività e sostenibilità: l’80% delle aziende ad alto consumo di gas e il 60% di quelle con consumi prevalentemente elettrici o bilanciati la riconoscono come una leva strategica. Ma le potenzialità ancora inespresse sono enormi. Si stima che entro il 2030 il contributo al Pil dei servizi energetici potrebbe triplicare, con la creazione di oltre 70mila nuovi posti di lavoro diretti e circa 220 mila indiretti lungo la filiera. Per le imprese, lo sviluppo del settore si potrebbe tradurre in risparmi energetici fino a 4-6 miliardi di euro l’anno e in un aumento del fatturato fino a 3-5 miliardi, grazie a maggiore efficienza e competitività. Anche la Pubblica Amministrazione potrebbe beneficiare di un effetto leva del capitale privato, stimato tra i 10 e o 20 miliardi di euro l’anno nel periodo 2025-2030.
In questo scenario, gli operatori energetici sono chiamati a evolvere da fornitori a partner strategici, capaci di gestire il portafoglio energetico in modo integrato e attrarre investimenti privati.
Nuovi schemi
«Il percorso verso la decarbonizzazione è ormai tracciato, ma la nostra vera sfida consiste nel trasformare la transizione in una concreta leva di crescita per il Sistema Paese», osserva Giovanni Brianza, amministratore delegato di Edison Next. «Per riuscirci, è fondamentale costruire partnership a 360 gradi con aziende e territori, integrando capacità di ascolto e competenze tecniche con una solida capacità di investimento».
Nello studio si sottolinea come, affinché il meccanismo complessivo funzioni, è fondamentale disporre di un quadro regolatorio stabile e di lungo periodo, insieme a una maggiore integrazione tra imprese, filiere e istituzioni. In primis, occorre «un nuovo paradigma per gli operatori, con modelli scalabili in grado di abilitare gli investimenti e ridurre i rischi». In secondo luogo, è imprescindibile poter operare all’interno di «un market design chiaro e stabile, insieme a un’evoluzione del procurement pubblico verso logiche integrate e orientate ai risultati». Infine, cruciale è «una maggiore convergenza tra la domanda e l’offerta, supportata da un sistema capace di connettere gli attori della filiera e favorire partnership strategiche». In altre parole, operatori energetici, clienti e istituzioni dovrebbero sedersi insieme al tavolo per sbloccare il pieno potenziale del settore.