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Quirinale: Draghi resta favorito, ma le insidie sono dietro l’angolo. Le ultime sulla corsa al Colle

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A che punto è la “via del Quirinale”? Si potrebbe rispondere: affollata e caotica. Dopo la vicenda del Ddl Zan i giochi sono iniziati davvero anche perché si è capito che: 1) il Pd questa volta non ha i numeri ne la leadership per fare le carte, ha in realtà un solo vero candidato che è Paolo Gentiloni (da qui la solenne arrabbiatura del Nazareno con chi ha voluto bruciare il nome facendolo uscire allo scoperto nelle interviste) ma ad oggi non lo voterebbe praticamente nessuno al di fuori del Pd.

2) i voti centristi (qualcuno in più di 100) saranno fondamentali e qui si è capito che, volere o volare, chi aspira al Colle in questo Parlamento deve fare i conti con un signore che si chiama Matteo Renzi (che continua a dire di appoggiare Pierferdinando Casini ed anche il diretto interessato ormai ci crede eccome alla possibilità di ascendere al Colle).

3) Silvio Berlusconi non è un matto e neppure un illuso, lui tenterà da par suo ad andare al Colle ma quando capirà che non ce la può fare negozierà come piazzare al meglio il suo pacchetto di voti (comunque consistente) con un candidato amico (nel cuore del cavaliere ci sono Gianni Letta e Giuliano Amato) in cambio della nomina a senatore a vita.

4) non esistono vere e proprie candidature del centrodestra (al di là di Berlusconi) perché né Marcello Pera né Letizia Moratti né Elisabetta Casellati sono in grado di raccogliere consensi adeguati.

5) il deep state, cioè l’establishment nazionale (ma non solo) temendo che l’elezione del Capo dello Stato con questi chiari di luna (emergenza Covid, crisi economica e chi più ne ha più ne metta) possa diventare un pericolosissimo Vietnam ha già scelto Mario Draghi nella speranza che possa essere eletto al primo turno e stabilizzare così il Paese.

6) Per quanto riguarda l’ipotesi proroga di Sergio Mattarella se ne sono ormai perse le tracce oppure, come spiega qualcuno più malizioso, è servita solamente per tentare di lanciare la volata a Marta Cartabia. Peccato però che tra i big politici nostrani nessuno la vuole veramente. Magari sarebbe meglio proporla come presidente del Consiglio “ponte” in attesa di portare il Paese alle urne. Ma anche per quel ruolo ci sperano in molti: Renato Brunetta, Daniele Franco, e Giancarlo Giorgetti più di altri.

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