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Zaki a processo, ma in Italia né il parlamento né il governo hanno lavorato per concedergli la cittadinanza

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Era metà aprile del 2021 quando il Senato della Repubblica italiana approvava un ordine del giorno a firma (tra le altre) Segre, Cirinnà, Boldrini, nel quale si chiedeva di concedere la cittadinanza a Patrik Zaki, un Odg che arrivava dopo la consegna di oltre 274mila di firme raccolte negli ultimi mesi dall’associazione Station to station di Forlì. Tutti in parlamento si dissero a favore del provvedimento ad eccezione del solito Fratelli d’Italia che si astenne.

Giorgia Meloni dichiarò allora che concedere la cittadinanza allo studente egiziano sarebbe stata un’operazione che avrebbe peggiorato la sua posizione, definendo l’atto come “un’ingerenza” del parlamento italiano. Come se la cosa migliore per aiutare Zaki sia tacere, nella speranza che i governanti egiziani non si sentano irritati.

Oggi, il giorno dopo la prima udienza di Patrick in Egitto, stante il perdurare di una detenzione ingiusta e disumana, come è stata definita da Amnesty International, in Italia né il parlamento, né il governo hanno fatto passi avanti per concedergli la cittadinanza.

Il premier Mario Draghi ha dichiarato che questa è una attività che attiene al parlamento e il governo non è stato coinvolto. Nulla da eccepire, ma sarebbe stato bello se lo stesso Draghi avesse speso qualche parola a favore di un provvedimento che sarebbe un forte segnale di dignità per il nostro Paese, quale garante e difensore della libertà d’opinione e della possibilità di esercitare una libera ricerca sui fatti sociali, così come lo stesso Zaki stava facendo per l’Università di Bologna.

Per quel che riguarda la politica, invece, non ci resta che rilevare la perdurante inconsistenza sulle leggi riguardanti i diritti e sulle iniziative promosse dal basso con forte consenso popolare.

È così per il ddl Zan ancora bloccato in Senato, per la legge sullo Ius Soli provvedimento fermo ormai da anni. Stesso stallo si prefigura per la cittadinanza a Patrick Zaki, come molto probabilmente sarà per le proposte di iniziativa popolare e la raccolte firma di questi giorni sulla legalizzazione della cannabis e sul diritto all’eutanasia.

Per un momento forse bisognerebbe interrogarsi sulla bella iniziativa delle Agorà proposte da Letta e sulla reale incisività che riusciranno ad avere. Questo quando già ci sono enormi istanze pubbliche con centinaia di migliaia di firme che purtroppo non trovano la strada del decreto-legge, per colpa di una composizione contraddittoria e discordante del parlamento che risulta disomogeneo e bloccato sul piano legislativo, ad eccezione solo delle macro questioni proposte dal governo stesso.

Bene ha fatto Biden ieri a dichiarare che la metà dei 300 milioni di dollari di aiuti che gli Stati Uniti dovranno destinare all’Egitto sono vincolati al fatto che lo stato africano rispetti i diritti fondamentali dell’uomo. Intanto in Italia non si sono ancora interrotti gli affari con l’Egitto sul commercio per 9 miliardi di euro tra armi, elicotteri e navi da combattimento, nonostante la detenzione di Zaki, l’assenza di verità e il silenzio assordante su Giulio Regeni.

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