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Home » Opinioni

L’Italia si spopola? Non servono solo più figli ma più immigrazione

Immagine di copertina
Credit: Pixabay

In Italia popolazione in calo? Non servono solo più figli ma più immigrazione

In Italia saremo sempre meno persone, se non si inverte la tendenza. Con una perdita di oltre 4 milioni di abitanti, prevista entro il 2050 (Eurostat), e un innalzamento esponenziale dell’età media, l’Italia rischia di collassare per mancanza di abitanti, lavoratori e consumatori attivi. Si tratta della crisi demografica più importante dal dopoguerra in poi, un tema che sta interessando anche i principali media internazionali.

L’emergenza più importante riguarda i giovani. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la popolazione tra i 15 e i 24 anni, che negli anni Ottanta aveva raggiunto il suo picco (oltre 9 milioni di persone), oggi è diminuita di oltre il 30 per cento (poco meno di 6 milioni) e verrà dimezzata nel 2040, tra 20 anni. Per quanto riguarda la popolazione anziana, invece, la curva è esattamente opposta, con un picco previsto tra il 2045 e il 2050, quando nel nostro paese gli over 60 dovrebbero diventare 25 milioni (oggi sono 18 milioni).

Si tratta di stime probabilistiche, che tengono conto del tasso di fertilità e dell’aspettativa di vita media, e che segnano un futuro nero per il nostro Paese. Avere un numero così ridotto di giovani, e in generale di popolazione, significa avere meno consumatori, meno lavoratori, meno popolazione attiva. L’impatto sull’economia può essere devastante: dal crollo dei prezzi delle case (specialmente in provincia, dove la popolazione diminuisce di più) alla riduzione dei consumi, fino al collasso del sistema pensionistico, tuttora basato su un sistema del tutto insostenibile.

La diminuzione del numero medio di figli è un fatto comune per paesi che hanno garantito l’accesso a metodi anticoncezionali, e all’occupazione delle donne, e deve essere visto come un successo, e non come un insuccesso, di scienza, tecnologia e democrazia.

È utile far notare che paesi relativamente vicini, come la Francia, non presentano stime di decrescita comparabili a quelle dell’Italia. Tra il 2020 e il 2040 è previsto che in Francia il numero di residenti tra i 15 e 59 anni resti sostanzialmente invariato.

Considerando che la questione demografica non può risolversi da sola, molti Paesi hanno adottato politiche di immigrazione regolamentata e incentivata unite a sistemi di welfare (asili, sanità ecc… ) che sostengano la volontà di mettere al mondo dei bambini. Ad oggi in Italia mancano l’una e l’altra proposta. Non solo, con circa 250.000 italiani in fuga all’estero ogni anno, il problema demografico potrebbe persino peggiorare.

Se le proposte di welfare prevedono un investimento sostenuto dalle finanze pubbliche, la promozione di politiche di immigrazione regolamentata prevederebbe più introiti che spese. A studiare il tema sono stati molti economisti, appartenenti anche all’ala conservatrice- liberale degli Stati Uniti, che sono riusciti a dimostrare il costo e il vantaggio inespresso dovuto all’eccesso di burocrazia che impedisce la libertà di circolazione dei lavoratori.

Uno di questi è Michael Clemens (Center for Global Development) e un altro economista, Bryan Caplan, ha messo questo stesso concetto su un libro a fumetti “Open Borders – The ethics and science of immigration”. L’approccio è quindi economico, più che umanistico, e in molti Paesi questo elemento ha garantito crescita e sviluppo per decenni.

Sebbene manchi dall’agenda di dibattito pubblico, questo tema diventerà cruciale per il futuro del Paese. E una soluzione che guardi agli effetti nel lungo periodo dovrà necessariamente entrare nelle proposte dei partiti che vorranno guidare l’Italia e portarla fuori dalla stagnazione e dalla crisi.

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