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Posted by TPI on Monday, 21 September 2020

L’auto-candidatura di Gallera trasforma il suo bollettino istituzionale in un’auto-promozione (di L. Telese)

Di Luca Telese
Pubblicato il 25 Mar. 2020 alle 13:52
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Immagine di copertina
Giulio Gallera Credits. Ansa

Che peccato, lo guardavo tutte le sere. Mentre il bollettino di Angelo Borrelli era un rito soporifero, celebrato in un burocratese luttuoso, il suo notiziario della crisi era una simpatica via di mezzo tra un programma di intrattenimento e una predica laica. Capivi subito che Gallera usava il suo bollettino istituzionale per farne (anche) un veicolo di autopromozione, ma il tacito patto – fino a ieri – era che il servizio valeva il prezzo del biglietto, e la politica entrava solo in modo indiretto.

Il fatto curioso – invece – è che entrambi i tele-necrologisti si siano autodistrutti insieme: Angelo Borrelli andando in tilt per una domanda scomoda (proprio ieri) e Giulio Gallera (stamattina) con una maldestra e precoce autocandidatura: un gesto platealmente strumentale che manda in fumo tutto quello che aveva fatto di buono fino ad oggi.

Il tele assessore Lombardo al welfare, infatti, ha annunciato la sua discesa in campo con la pomposità e la finta ritrosia dei vecchi democristiani: “Sono milanese, sono stato vent’anni al Comune, conosco ogni via della mia città e ne sono innamorato. Mi sono sposato qui, ho due figli al liceo, se servirà candidarmi, non mi tirerò indietro”. Dice proprio così Gallera, esponente di Forza Italia, in un’intervista a Repubblica.

Entra ogni sera nelle nostre case con un ruolo pubblico, e accompagnato dal salvacondotto sacrale di una emergenza umanitaria, ci parla di morti e di feriti, e poi ci annuncia che il suo notiziario diventa una televendita quotidiana, dove tra barelle ed ospedali, tra mascherine e tamponi, ci venderà anche un pezzettino della sua sfavillante auto-candidatura. Da stasera avremo lo sgradevole effetto cavallo-di-Troia: entra in casa tua per parlare di Coronavirus e di cadaveri, e intanto si autopromuove come aspirante sindaco. Ma scherziamo?

Sono tempi davvero bui, se un personaggio che nutre una ambizione pubblica così grande non si rende conto dell’inopportunità di un gesto che sconfina nel cattivo gusto. Lo stile, dopotutto, è una forma di intelligenza sociale. Se ne sei privo, puoi anche crearti un ruolo simpatico, e piazzare qualche padella, non certo ambire ad una missione istituzionale.

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