Taranto, il video della tromba d’aria sui parchi minerali: “Costretti a respirare veleno”

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 27 Mar. 2019 alle 11:08 Aggiornato il 27 Mar. 2019 alle 11:09
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Lo stabilimento industriale di Taranto noto come Ilva è ormai passato nelle mani di AcerolMittal, ma la drammatica situazione ambientale continua a rappresentare un problema per la popolazione locale.

A dimostrarlo sono le immagini pubblicate dal consigliere comunale di Taranto, Massimo Battista, oltre ai continui allarmi inviati dall’Arpa relativi ai Wind day, i giorni in cui si consiglia alla popolazione del quartiere Tamburi di limitare le attività all’aperto a causa dell’inquinamento.

Ex M5s transitato nel gruppo Misto dopo che il Governo ha deciso di non procedere alla chiusura dello stabilimento, Battista ha condiviso sulla sua pagina Facebook un video ricevuto in forma in anonima in cui si vedono le polveri dei parchi minerali sollevati dal vento.

“Ecco cosa succede in Ilva il giorno dopo che la maggioranza ha bocciato la mozione presentata da me, sottoscritta e condivisa da altri 7 consiglieri nel consiglio monotematico su salute e ambiente”, si legge nel post di Battsita, ex operai Ilva.

“Così mentre il sindaco, gli assessori e i consiglieri aspettano ulteriori dati la popolazione del quartiere Tamburi e dell’intera città è costretta a respirare veleno. Non c’è più tempo, quella fabbrica produce acciaio e morte, il sindaco lo sa ma continua a perdere tempo”.

Delle condizioni ambientali di Taranto ha parlato a TPI Pasquale Bottiglione, un penalista della città pugliese che ha deciso di avviare uno sciopero della fame contro l’inquinamento provocato dall’ex Ilva.

Attive sul fronte inquinamento anche le mamme di Taranto, che chiedono la chiusura dello stabilimento e una vita migliore per i loro figli.

A inizio marzo due scuole del quartiere Tamburi, adiacente all’Ilva, erano state momentaneamente chiuse dopo che si era scoperto che le collinette ecologiche che erano state realizzate per mitigare l’inquinamento proveniente dagli impianti ma che, stando alle analisi dell’Arpa, sono invece una vera e propria discarica abusiva.

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