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C’è stato davvero un versamento di petrolio nel lago Pertusillo in Basilicata?

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Le acque del lago artificiale Pertusillo, in provincia di Potenza, hanno assunto un colore marrone scuro. Ma il fenomeno potrebbe dipendere dalla presenza di alcune alghe

Da giovedì 23 febbraio 2017 hanno cominciato a circolare sul web diverse immagini effettuate da un drone – di proprietà di Michele Tropiano – che mostrano le acque del lago artificiale Pertusillo, in provincia di Potenza, con un colore scuro, tendente al marrone.

Le immagini hanno scatenato la preoccupazione degli abitanti e di alcuni esponenti politici che temono fuoriuscite non controllate di idrocarburi derivanti dalle attività estrattive dell’Eni in partnership con la Shell. Devono ancora emergere i risultati delle analisi sulle acque che potrebbero essere di questo colore a causa di una particolare alga presente nei fondali.

Le acque del Pertusillo sono usate per scopo irriguo e potabile, in Basilicata e in Puglia. Il lago è ubicato nell’area del più grande giacimento di idrocarburi in terraferma d’Europa e dista circa 8 chilometri da un centro di desolforazione dell’olio greggio, il centro oli di Viggiano. Tra questo centro, i pozzi di Tempa Rossa e la diga del Pertusillo c’è un triangolo di appena 40 chilometri quadrati. Tutto in Val D’Agri.

Le preoccupazioni degli ambientalisti e degli abitanti della zona non sono nuove. 

Nel 2002 l’Agi dichiarò ufficialmente una perdita di greggio stimata sui 3mila litri. Nel 2012 si denunciavano traffici di rifiuti pericolosi. Fu avviato il centro di monitoraggio ambientale,13 anni dopo la stipula dell’accordo con l’Eni.

Nel 2016 un caso di mala gestione, appalti truccati e affidamenti dei lavori riguardante tale area portò alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, e mostrò il lato oscuro della regione da cui si estraggono 85mila barili al giorno. In quell’occasione la questione ambientale non fu trattata a fondo.

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Piernicola Pedicini, portavoce del Movimento 5 stelle al parlamento Europeo, negli anni passati ha già presentato cinque interrogazioni parlamentari per attirare l’attenzione pubblica sull’inquinamento del lago.

“La preoccupazione è che le verifiche sulle acque non siano state effettuate secondo i criteri di trasparenza da parte dell’Arpab, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che già in passato ha dimostrato di non essere un organismo in grado di operare in modo indipendente”, spiega Pedicini a TPI. “Ci auguriamo che le verifiche portino ad una buona notizia, ovvero che le macchie marroni oggi visibili siano solo delle alghe nei fondali, ma chiediamo che i futuri controlli vengano effettuati da altri istituti”. 

Nel frattempo, sul sito dell’Eni, si legge che la società estrattiva si era assunta la responsabilità di versamenti avvenuti alla fine di gennaio 2017 e che avevano portato al sequestro di un pozzetto nell’area industriale di Viggiano fuori dal centro olio Val d’Agri posto in essere dall’autorità giudiziaria il 3 febbraio 2017.

“Eni informa che, nel corso delle attività di verifica e campionamento dei terreni, previste nel piano di messa in sicurezza del centro olio Val d’Agri (COVA), è stato accertato il punto di origine della fuoriuscita di idrocarburi”, si legge sul sito. “La provenienza è stata individuata in uno dei serbatoi di stoccaggio del greggio stabilizzato. Le operazioni di verifica condotte sugli altri due serbatoi in esercizio non hanno riscontrato anomalie”.

Al momento nulla è dato sapere su queste nuove immagini. Stando all’ultimo comunicato stampa diffuso dalla società il 20 febbraio 2017, “Eni ritiene che le azioni di messa in sicurezza poste in essere hanno impedito la migrazione del fluido verso l’esterno e che dalle verifiche effettuate finora non si rileva alcuna evidenza di un interessamento della falda acquifera né del fiume Agri né delle acque del Lago Pertusillo”. Per questo motivo si ritiene sia attualmente estranea ai fatti.

Maurizio Bolognetti, leader dei Radicali lucani, segue da tempo la vicenda. Da quanto racconta a TPI, dopo essersi recato sul luogo, il 18 febbraio mattina ancora si avvertiva l’odore forte di idrocarburi. 

Secondo le ultime indiscrezioni emerse sulla Gazzetta dell’Agri, a seguito del tavolo tecnico avvenuto con il presidente Pittella, l’assessore all’ambiente Pietrantuono e il direttore dell’Arpab Iannicelli, si tratterebbe di alghe venute a galla per il freddo degli ultimi giorni. Alghe che potrebbero essere comunque alimentate dagli scarichi rilasciati dalle aziende.

La certezza è che attualmente non sono state rilevate tracce di idrocarburi nelle acque. 

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