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Valeria Mancinelli (Pd), “Sindaco del Mondo 2018”, a TPI: “Certa sinistra ha fatto troppi discorsi astratti”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 10 Apr. 2019 alle 12:31 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:00
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Immagine di copertina

“Quando mi sono candidata, l’ho fatto molto da outsider. Questa parte politica era in una situazione di grande paralisi e discredito. Mi sono candidata ponendomi in nettissima discontinuità, cioè dissi che avrei fatto l’esatto contrario di quello che era successo fino a quel momento”.

Valeria Mancinelli, sindaca Pd di Ancona, è la vincitrice del World Mayors Prize 2018, riconoscimento conferito ogni due anni dalla filantropica City Mayors ai sindaci che si sono distinti per leadership, ma anche empatia e capacità di tenere unita la propria comunità. L’edizione 2018 è stata dedicata alle donne nel governo locale, e alle sindache in particolare.

Nel suo saggio per il World Mayor, Mancinelli scrive che proviene da una famiglia che ha vissuto la Resistenza partigiana, il movimento che ha portato alla Liberazione d’Italia dal nazifascismo. I protagonisti della Resistenza hanno preso ispirazione dai grandi valori della democrazia, libertà, solidarietà e partecipazione.

La sindaca Mancinelli ha raccontato a TPI quali sono stati i passi che l’hanno condotta a ricevere l’ambito premio e quali siano i doveri di un buon primo cittadino.

Mancinelli, classe 1955, dal 2001 al 2009 alla guida della società compartecipata di gestione del servizio idrico integrato nel bacino di Ancona, è stata eletta nel 2013 alla guida di una coalizione di centrosinistra guidata dal Pd alleato con Verdi, Udc, Scelta civica e una lista civica locale. È stata riconfermata alle elezioni comunali del 2018.

“L’essermi messa in una posizione di netta frattura con il passato mi ha consentito di vincere le primarie e poi le elezioni. Questa contrapposizione rappresentava quel cambiamento reale che la città chiedeva a fronte dei fallimenti degli ultimi anni”, speiga la sindaca.

Da cosa è partita?

Ho creato una giunta scegliendo gli assessori in modo molto eversivo rispetto alla prassi, ho nominato tutte persone di mia assoluta fiducia, in modo discrezionale, come prevedere la legge d’altronde – anche se non viene mai fatto, ci sono sempre rose di nomi indicati dai partiti.

Ero convinta che bisognava puntare tutto sulla realizzazione dei risultati, quindi ho scelto persone competenti, con un rapporto fiduciario e che rispondessero a me come sindaco. Questo ci ha consentito, dopo i primi due anni di grandissima difficoltà, di poter cominciare a macinare risultati su risultati, e poi a raggiungere anche il riconoscimento della città, che a giugno dello scorso anno ci ha rieletti, in controtendenza con i risultati generali.

Quali sono stati i punti di forza?

C’è stata una riflessione su atti concreti: riqualificazione di pezzi di città importanti, anche perché erano pezzi di identità della città, rapporto molto vero con i concittadini, con grande chiarezza, dicendo anche dei “no” molto forti, ma sapendo anche che i “sì” andavano realizzati. Senza quindi concedere niente al politichese, al teatrino della politica, e questo credo sia stato l’elemento più importante, ossia la credibilità.

Questa è la cosa di cui siamo più orgogliosi, l’elemento che in quache modo ci ha premiato con la città.

Cosa pensa di quanto sta accadendo a Roma – in particolare gli scontri di Torre Maura e Casalbruciato – di questa sensazione di assenza delle istituzioni e quali sono le responsabilità del Pd?

I problemi ci sono anche ad Ancona, se vogliamo parlare della difficoltà di integrazione ad esempio, pensiamo che la presenza straniera in città è pari al 13% dei residenti, in certi quartieri la percentuale arriva al 35%. Ma questo non deve essere un ostacolo all’integrazione.

Anche da noi ci sono situazioni di difficoltà sociale, degrado urbano. A situazioni estreme non si è mai arrivati, anche per un tessuto cittadino di società civile organizzata molto forte, ma anche perché a questo tessuto si è rapportato in maniera intensa con il governo locale.

In base alla sua esperienza, su cosa bisogna puntare per realizzare un buon rapporto con la città?

Per il rapporto che ho io, la cosa che tutti, indistintamente chiedono – cittadini, vecchi e nuovi, italiani e non – è credibilità.

Un tratto di coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, affidabilità, fare cose concrete, trasformare la realtà, assumersi le proprie responsabilità. Decidere e poi realizzare le cose.

Delle chiacchiere non ne può più nessuno. Purtroppo la politica spesso è stata solo chiacchiere e atteggiamenti incoerenti, un tratto tipico di certa sinistra che ha fatto discorsi astratti senza però in reltà farsi carico dei problemi reali delle persone. Quegli stessi problemi che se non affrontati poi magari creano situazioni come Torre Maura etc.

Il cittadino non dimentica.

I problemi reali ci sono e se un responsabile delle istituzioni non riconosce che sono reali, le persone che li vivono non ti percepiscono come utile per la risoluzione. Questo è un limite della sinistra, del centro-sinistra.

Come donna e sindaco ha risontrato un atteggiamento diverso nei suoi confronti?

Devo dire di no. Le persone ti misurano per quello che fai. Ho riscontrato questo: alla stragrande maggioranza dei miei cittadini non importa che io sia donna, uomo o terzo genere, importa quello che facevo e faccio e il tipo di rapporto vero e affidabile che ho con loro.

Il fatto di essere donna ha avuto un tratto positivo: è stato un elemento di identificazione per le donne, come fossi un loro campione, orgogliose di un sindaco donna che lavorava, e lavorava bene.

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