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Svolta storica: cani e gatti possono essere sepolti nel cimitero degli umani

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 20 Feb. 2019 alle 12:40 Aggiornato il 20 Feb. 2019 alle 12:42
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Immagine di copertina

Anche i cani e i gatti vanno in paradiso, come nel celebre cartone animato. Da oggi è legge in Lombardia: con l’approvazione di un emendamento voluto soprattutto da Forza Italia, la Regione rivoluziona i funerali e dà il via libera alla sepoltura nello stesso tumolo di cani, gatti e padroni.

In base al testo, gli animali d’affezione, “per volontà del defunto o su richiesta degli eredi, possono essere tumulati in teca separata, previa cremazione, nello stesso loculo del defunto nella tomba di famiglia”.

La svolta regionale è storica perché potrebbe essere l’apripista per una norma nazionale. Il primo firmatario dell’emendamento è stato Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia nel consiglio Regionale della Lombardia: “Oggi, per la prima volta nel nostro Paese, una legge regionale suggella il legame di amore eterno fra gli esseri umani e i loro amici a quattro zampe – spiega   approvato nel pomeriggio di martedì. Questo voto segna un importante passo avanti in termini di diritti degli animali”, ha spiegato Comazzi.

Ma come funzionerà questa nuova idea di cimitero? Per far tumulare cani e gatti (o altri animali domestici) bisognerà contattare gli uffici dei servizi cimiteriali dei comuni lombardi e fare una richiesta ufficiale. Per ragioni di decoro non sarà possibile né il nome ne l’immagine del proprio amico a quattro zampe.

I padroni più affezionati ai loro “pet” sono stati molto soddisfatti per questa vittoria. Ma la legge ha dato sfogo anche a diverse polemiche. Nell’emendamento non si parla infatti solo di teneri cuccioli pelosi, ma anche di norme sulla gestione dei feti che derivano dalle interruzioni volontarie di maternità, novità in materia di medicina legale, polizia mortuaria e attività funebri in generale.

Queste modifiche hanno fatto infuriare il Movimento 5 Stelle in Lombardia perché è “stato lasciato troppo spazio ai privati in un settore già ambiguo”.

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