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La triste fuga degli universitari di Camerino dopo il terremoto

Il giorno dopo il terremoto del 26 ottobre, siamo stati a Camerino per parlare con gli studenti dell'università, divisi tra paura e voglia di tornare alla normalità

Di Asmae Dachan
Pubblicato il 28 Ott. 2016 alle 12:24
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Immagine di copertina

File di giovani davanti alla zona rossa che aspettano di tornare nel campus universitario per ritirare i propri effetti personali, accompagnati dai vigili del fuoco. È questa l’immagine simbolo del terremoto che ha colpito la città universitaria di Camerino, nel cuore delle Marche. 

L’ateneo camerte è uno dei più antichi e prestigiosi d’Italia e tutto il centro storico, compreso il Palazzo Ducale, ospita le sedi delle varie facoltà e gli alloggi degli studenti.

Dentro la zona rossa, di primo mattino, TPI ha incontrato il rettore Flavio Corradini. Come un padre preoccupato per i propri figli, insieme ai soccorritori ha passato la notte ad aiutare i giovani a uscire dalle proprie abitazioni e a mettersi in salvo, sincerandosi che nessuno rimanesse in centro.

Il cuore della cittadella, infatti, è stato gravemente danneggiato dal sisma del 26 ottobre, con la maggior parte delle abitazioni lesionate e fatte sgombrare e tutto il perimetro chiuso, in attesa delle necessarie verifiche e dei sopralluoghi.

Non si vedono, per fortuna, le stesse immagini di Arquata del Tronto; qui l’unico crollo è quello del campanile della chiesa di Santa Maria in Via che, cadendo, ha distrutto un’abitazione vicina. Ci sono crepe, cornicioni caduti, calcinacci ovunque. 

La terra trema e rende incerto il presente e il futuro degli abitanti del posto. La popolazione locale e gli studenti ora dormono nei palazzetti dello sport, ma mentre i primi vogliono restare ancorati alla propria terra, i secondi hanno paura e sono incerti sul da farsi.

In via Le Mosse, di fronte alla sede della Contram, l’azienda di traporti camerte, è stato allestito un presidio con Protezione civile e Vigili del fuoco, dove i cittadini chiedono le perizie per le proprie abitazioni.

(Qui sotto la sede della Contram, l’azienda di trasporti di Camerino, dove la Protezione civile e i Vigili del fuoco hanno allestito un presidio. Credit: Asmae Dachan. L’articolo prosegue sotto l’immagine)

Nel cortile dell’area destinata al parcheggio degli autobus, decine di persone aspettano per capire cosa fare. Ci sono anziani con le lacrime agli occhi, gente che si abbraccia, volontari pronti a confortarli. Molti ragazzi guardano l’orario dei pullman per allontanarsi. La paura è stata tanta e si vede nei volti di tutti. 

Tra gli universitari molti sono stranieri, giunti all’Unicam per progetti Erasmus, per conseguire lauree, specializzazioni e dottorati. L’ateneo camerte stava registrando una crescita record con un aumento del 15 per cento di immatricolazioni l’anno. Argentina, Spagna, Francia, Romania, Marocco, Bangladesh, Libano, Ghana sono alcuni dei paesi di provenienza dei ragazzi.

“Eravamo in casa e stavamo studiando quando c’è stata la prima scossa”, racconta Andrea, uno studente romano. “All’inizio non ci siamo resi conto di quello che stava accadendo, sembrava interminabile. Siamo scesi in strada, ci siamo abbracciati gli uni con gli altri e dopo un po’ siamo rientrati in casa”.

“La seconda scossa”, dice con un filo di voce Alessandra, studentessa di farmacia. “È stata terribile. È andata via la luce e abbiamo perso l’equilibrio. C’era un frastuono interminabile e c’erano le nostre urla. Abbiamo avuto paura di morire nelle nostre stanze. Era tutto buio e siamo scesi in strada senza vedere nulla. I soccorritori sono stati meravigliosi, sono arrivati subito e ci hanno aiutato”.

Entrambi ora non sanno cosa fare. Da un lato vorrebbero andare via, lontano e dimenticarsi di quest’incubo, dall’altro vorrebbero restare e proseguire i propri studi, appena riprenderanno le lezioni. 

(Alcuni studenti dell’Unicam lasciano Camerino dopo aver recuperato dalla zona rossa i loro effetti personali. Credit: Asmae Dachan. L’articolo prosegue sotto l’immagine)