Terremoto del 1908: 110 anni fa il sisma che rase al suolo Messina e Reggio Calabria

Di Laura Melissari
Pubblicato il 28 Dic. 2018 alle 15:40
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Immagine di copertina

Il 28 dicembre 1908 la terra tremava sullo Stretto di Messina. Erano le 5.20 quanto una scossa di magnitudo 7.1 distruggeva le città di Messina e Reggio. 37 lunghissimi secondi che provocarono la morte di metà popolazione messinese e un terzo di quella calabrese.

Si tratta della più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime, a memoria d’uomo, e del disastro naturale di maggiori dimensioni che abbia colpito il territorio italiano in tempi storici. Le vittime furono oltre 100mila.

A causa delle apparecchiature del tempo, i sismografi misero in evidenza solo la grande intensità delle scosse senza consentire agli specialisti di individuare con certezza la specifica localizzazione.

Si potevano solo immaginare i danni provocati da un sisma di quella intensità. L’osservatorio Ximeniano di Firenze scriveva: “Stamani alle 5:21 negli strumenti dell’Osservatorio è incominciata una impressionante, straordinaria registrazione: “Le ampiezze dei tracciati sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 40 centimetri. Da qualche parte sta succedendo qualcosa di grave”.

L’epicentro si verificò nel comune di Reggio Calabria, tra Archi e Ortì inferiore. Il terremoto è stato percepito anche nelle altre province calabresi e siciliane e con minore intensità anche in altre regioni.

Il terremoto ha provocato enormi danni e un altissimo bilancio in termini di vittime dal momento che ha interessato un’area ad altissima densità di popolazione, con la presenza di due città popolose e molto vicine come Reggio e Messina. Le due città, insieme ad altri grossi centri dell’area come Villa San Giovanni, Scilla o Melito Porto Salvo, furono quasi rase al suolo, con il 90 per cento degli edifici crollati.

La scossa interruppe tutte le vie di comunicazione e danneggiò i cavi elettrici e le tubazioni del gas, sospendendo così l’illuminazione di tutta l’area.

Al terremoto seguì un potente maremoto.

“Un attimo della potenza degli elementi ha flagellato due nobilissime province – nobilissime e care – abbattendo molti secoli di opere e di civiltà. Non è soltanto una sventura della gente italiana; è una sventura della umanità, sicché il grido pietoso scoppiava al di qua e al di là delle Alpi e dei mari, fondendo e confondendo, in una gara di sacrificio e di fratellanza, ogni persona, ogni classe, ogni nazionalità. È la pietà dei vivi che tenta la rivincita dell’umanità sulle violenze della terra. Forse non è ancor completo, nei nostri intelletti, il terribile quadro, né preciso il concetto della grande sventura, né ancor siamo in grado di misurare le proporzioni dell’abisso, dal cui fondo spaventoso vogliamo risorgere. Sappiamo che il danno è immenso, e che grandi e immediate provvidenze sono necessarie”, si legge nella relazione al Senato del Regno, datata 1909.

Qui alcune foto del devastante sisma:

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