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76 anni dalla strage di Sant’Anna di Stazzema, il ricordo di un superstite: “Quando prima di morire mia madre tirò uno zoccolo in faccia al nazista”

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 12 Ago. 2019 alle 10:34 Aggiornato il 12 Ago. 2020 alle 10:14
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Immagine di copertina

Strage di Sant’Anna di Stazzema, il ricordo di Mario a 76 anni dall’eccidio nazista

Era il 12 agosto 1944 quando si consumò uno dei crimini più atroci in terra italiana della Seconda Guerra Mondiale: in quel giorno di ormai 76 anni fa, infatti, a Sant’Anna di Stazzema, piccolo comune in provincia di Lucca, la furia nazista si scagliò contro centinaia e centinaia di civili, i quali furono massacrati, trucidati e bruciati. Giovani, anziani e bambini, caddero in quel giorno di barbarie e vergogna per l’umanità intera: a morire anche bambini piccolissimi, di appena 20 giorni.

Una vera e propria strage ai danni di civili inermi che si erano rifugiati nel comune toscano; i reparti delle SS tedesche nel compiere quel massacro avevano un’intenzione ben precisa, e cioè quella di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona. Fu un vero e proprio atto terroristico, compiuto attraverso modalità terroristiche: le persone furono chiuse nelle loro case che venivano poi incendiate, uccise a colpi di mitra, di rivoltella o con bombe a mano.

Le vittime accertate furono 560, ma probabilmente furono anche di più. In questo giorno, di cui l’umanità conserverà per sempre la memoria in onore di tutte quelle persone che persero violentemente la vita, uno dei ricordi più commoventi è quello di Mario Marsili, oggi 81enne, uno dei pochissimi superstiti alla strage di Sant’Anna di Stazzema che il 12 agosto del ’44 perse sua madre, Genny Bibolotti Marsili. Di lei Mario conserva una fotografia che li ritrae insieme, madre e figlio, dove lei sorride inconsapevole di quel terribile destino a cui sarebbe andata incontro.

“Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile”, ha raccontato Mario a Federica Seneghini del Corriere.

I nazisti uccisero la mamma di Mario quel 12 agosto infame proprio davanti ai suoi occhi, per poi dare fuoco alla loro casa, dalla quale lui fu tirato fuori ustionato ma vivo (per miracolo). Prima di morire, però, la mamma di Mario ebbe la forza di tirare uno zoccolo addosso a un soldato che stava per scovare il suo piccolo, che lei aveva fatto nascondere e al quale aveva detto “non ti muovere per nulla al mondo”.

Un episodio che fu raccontato sulla copertina della Domenica degli Italiani del 9 dicembre 1945 e che Mario è ancora oggi fiero di narrare, perché fu l’ultimo eroico gesto d’amore di chi, purtroppo, non ebbe più la possibilità di dargliene. Mario, che fu trasportato in ospedale con ustioni gravissime, in seguito poté riabbracciare suo padre e vivere una lunga vita; ogni anno, dal 1945 a oggi, Mario è tornato a Sant’Anna di Stazzema per ricordare e raccontare ai suoi figli quanto accaduto. Nel 2003, proprio per quello zoccolo tirato in faccia al nazista, conferirono a sua mamma Genny una medaglia d’oro al merito civile, che Mario conserva con amore e gelosia insieme a quella foto che li ritrae insieme.

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