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Ricordando le vittime di mafia, faccia a faccia con Salvatore Borsellino

Giulio Gambino ha incontrato il fratello di Paolo Borsellino, il giudice anti-Mafia ammazzato il 19 luglio 1992, e gli ha chiesto a che punto è la la lotta a Cosa Nostra

In una piovosa mattinata di maggio abbiamo incontrato nel suo ufficio a Milano Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, giudice anti-Mafia ucciso in una strage il 19 luglio del 1992.

“Ho un lavoro per vivere e un lavoro per non morire”, dice, indicando la gigantografia del fratello insieme a Giovanni Falcone, appesa dietro alla sedia dove ogni giorno scrive. Il primo impiego è quello che gli permette di guadagnare e l’altro quello con cui porta avanti la sua battaglia in memoria di Paolo, del quale – dice – “non basta essere fratelli anagraficamente”.

E così, da diversi anni, in questa stessa stanza ordinata ma un po’ austera – nonostante la presenza dei fiori sul davanzale della finestra – Salvatore Borsellino conduce la sua battaglia della speranza. Quella che suo fratello maggiore non ha potuto terminare.

Oggi, 23 maggio, ricorre il ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci, avvenuta nel 1992 nei pressi dello svincolo di Capaci, a Palermo: una bomba causò la morte del magistrato Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e di tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Ne abbiamo approfittato per chiedere a Borsellino che cos’è la Mafia oggi, come è cambiata la sua strategia negli anni e quali sono i rapporti che sussistono tra stato e Mafia. Qui di seguito il video dell’intervista, realizzata da Giulio Gambino. Il montaggio è di Tiziano Rugi.

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