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La strana storia dell’Isis che vuole sterminare i gatti in Iraq

La notizia ritenuta inattendibile è circolata una settimana fa su un sito iracheno, poi è rimbalzata su un tabloid britannico e rilanciata anche da quotidiani italiani

Di TPI
Pubblicato il 11 Ott. 2016 alle 09:04
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Immagine di copertina

Circola da 24 ore su numerosi quotidiani nazionali la notizia secondo cui un non meglio identificato consiglio religioso del sedicente Stato islamico avrebbe emesso una fatwa, al fine di impedire ai residenti della città di Mosul – la più grande e importante città irachena ancora sotto il controllo dell’Isis –  di sterminare tutti i gatti. 

Questa notizia ha iniziato a circolare sulla rete martedì 4 ottobre attraverso il sito iracheno (non sempre attendibile) al-Sumaria, il quale però non parlerebbe affatto di “sterminio” di tutti i felini ma semplicemente di “divieto di tenere dei gatti in casa”. 

La fatwa, ossia una sentenza emessa appunto da un’autorità religiosa e vincolante, autorizzerebbe (anzi obbligherebbe) tutti gli abitanti a requisire gli animali e ucciderli. In questa nuova versione, la notizia è stata rilanciata da siti minori sempre in lingua araba e ripresa da siti internazionali come il Daily Mail, che non sempre si è distinto per la sua autorevolezza e credibilità. Tuttavia, nessun altro quotidiano importante e autorevole o sito di news internazionale ha ripreso la notizia. 

Non è chiaro se per un errore di traduzione o meno della parola si sia passati a stravolgere completamente il senso della presunta notizia. E non ci sarebbero ulteriori prove che la confermerebbero, neppure scavando a fondo tra le pagine del Corano alla ricerca di precetti religiosi che imporrebbero simili divieti.

La notizia è poi rimbalzata su siti minori come l’Iraqi News, un piccolo sito di news in lingua inglese. E anche in questo caso si parlava solo del divieto di tenere i gatti in casa. 

A inserire alcune formulazioni ambigue nell’articolo che raccontava di questo presunto massacro di felini, ci ha pensato il tabloid britannico che nella sua traduzione ha impiegato espressioni come “a caccia” e “epurazione” dei gatti, che potrebbero aver indotto altri giornali poco attenti a inserire nella notizia anche la parte dell’uccisione degli animali. 

Il decreto anti-gatto imporrebbe il seguente divieto: “Tutti i residenti sono stati avvertiti di non violare la legge e di non opporsi alla ricerca dei gatti da parte dei soldati del Califfato”, perché i felini andrebbero contro la visione, l’ideologia e le credenze jihadiste.

Anche quest’ultimo punto è per certi versi confutabile, se si considera che ai fini della loro medesima propaganda i miliziani dell’Isis si sono fatti spesso ritrarre con in braccio dei felini. 

Nell’ultimo numero di luglio di Dabiq, la rivista ufficiale del sedicente Stato islamico, al suo interno è stata pubblicata l’immagine di un combattente con un gatto.

Un gatto è anche il protagonista principale di un racconto pubblicato sempre sulla rivista, dove l’apparizione di un felino durante una missione notturna viene interpretata come un segno divino. Qui sotto ne riportiamo alcuni passaggi:

“Suddenly something moved nearby, less than two meters away. It grabbed my attention, distracting me. I noticed it was a cat, cold like myself. It observed me for a few seconds as I observed it. It appeared to consider whether or not I was an aggressive or compassionate soul, then advanced towards me, leaped on my lap, and began purring. The whole ordeal led me to reflect more. It was a creature, with a soul, able to observe another creature, with a soul, and then determine if the other creature would be welcoming or not, and finally decide to take the risk of intruding upon this other creature’s lap for the sake of comfort and warmth“.

Nel frattempo, l’unica notizia certa e inconfutabile è la seguente: i miliziani dell’Isis stanno continuando a perdere terreno in Iraq. Nei primi nove mesi del 2016, il territorio sotto il loro controllo è diminuito da quasi 80mila chilometri quadrati a 65mila, un’area grande tanto quanto lo Sri Lanka. 

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