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Nelle carceri italiane ci sono 13mila detenuti in più dei posti a norma di legge

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 28 Mar. 2019 alle 12:01 Aggiornato il 28 Mar. 2019 alle 12:18
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Immagine di copertina
Credit: ALBERTO PIZZOLI / AFP

Nelle carceri italiane si registra un sovraffollamento del 129 per cento: i posti a norma di legge sarebbero 46.904, ma le persone recluse in cella sono 60.512. Nel corso del 2018, inoltre, nei 191 istituti penitenziari del Paese ci sono stati 64 casi di suicidio. Sono i numeri diffusi dal Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, durante la presentazione in Parlamento della sua relazione per l’anno passato.

Delle 64 persone che si sono suicidate, 37 non erano ancora state condannate a una pena definitiva e, tra queste, 22 erano in attesa del primo giudizio. La loro età media era di 37 anni.

Nel 2017 era stato inferiore sia il numero delle presenze in cella (di circa 2mila unità) sia il numero dei suicidi, che erano stati 50. Nei primi tre mesi del 2019 sono invece 10 le persone che si sono tolte la vita in carcere.

“L’aumento dei detenuti si riverbera sulle condizioni di vita interna e sul sovraffollamento, che non è una fake news”, ha commentato il Garante, sottolineando anche che all’aumento dei reclusi non corrisponde un adeguato numero di agenti del personale penitenziario.

Nelle scorse settimane TPI aveva pubblicato in esclusiva le lettere dal carcere di “Mammagialla” di Viterbo in cui i detenuti descrivono presunti episodi di violenza vissuta sulla propria pelle tra pestaggi e minacce di morte da parte di uomini in divisa.

Palma ha richiamato “l’attenzione del Parlamento” su due aspetti: “Il primo è che nel luogo di ricostruzione, o a volte di costruzione, del senso di legalità non possono essere fatte vivere situazioni che ledono la legalità stessa. Il secondo è che l’attenzione geometrica alla ‘cella’ non deve far perdere il principio che la persona detenuta deve vivere la gran parte della giornata al di fuori di essa impegnata in varie attività significative”.

“Il nostro modello di detenzione continua, al contrario, a essere imperniato, culturalmente e sul piano attuativo, sulla permanenza nella ‘cella’, così vanificando la proiezione verso il dopo e il fuori”, ha sottolineato il Garante.

Nel presentare la relazione Palma ha ricordato “l’evento più drammatico avvenuto nel carcere nell’ultimo anno: la morte di due bambini per mano della propria madre rinchiusa con loro in carcere”. Una situazione “che non ha colpevoli interni in senso stretto, e le stesse indagini disciplinari si sono chiuse in tal senso, ma che forse trova tutti noi colpevoli di non saper prospettare soluzioni diverse a queste drammatiche vite, segnate da reati, forse da malattia, non prive mai però della necessità della nostra ‘pietas’ e del nostro interrogarci su quanto di diverso avremmo potuto fare”.

Sulla relazione del Garante dei detenuti è intervenuto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede “Abbiamo ereditato una situazione gravemente lesiva della dignità dei detenuti”, ha detto. “Il problema del sovraffollamento carcerario c’è, non abbiamo la bacchetta magica, ma il nostro impegno è massimo, superiore a quello di qualsiasi altro governo precedente, che si metteva la coscienza a posto con provvedimenti svuotacarceri”.

Bonafede ha ricordato “l’approvazione delle norme per la semplificazione sulla manutenzione degli edifici, la realizzazione di nuovi istituti di pena, l’incremento di 1.300 operatori di polizia penitenziaria e i protocolli siglati per incentivare il lavoro di pubblica utilità”.

>>> ESCLUSIVO TPI – “Tu qui muori!”: le lettere dei detenuti pestati dentro il carcere di Viterbo

>>> Il misterioso carcere italiano dei “suicidi sospetti”: un’inchiesta apre le porte del “Mammagialla” di Viterbo

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