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Sesso con animali e zoopornografia: i casi e la legge in Italia

Dagli abusi sessuali alla pornografia animale: ecco quali sono i casi di zooerastia in Italia e cosa rischia chi mette in atto questi comportamenti

Di Anna Ditta
Pubblicato il 28 Feb. 2017 alle 17:10
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Immagine di copertina

Essere attratti in modo erotico dagli animali, avere fantasie di rapporti sessuali o addirittura praticare atti sessuali nei loro confronti. Non è un’invenzione, non sono leggende legate al mondo della pastorizia o a quello agricolo. La zooerastia esiste e si verifica anche nelle nostre città.

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E anche se in Italia gli abusi sessuali su animali sono illegali, configurando la fattispecie di maltrattamenti su animali, il possesso di materiale zoopornografico non è punibile come reato.

Sul tema della zooerastia in Italia non esistono dati ufficiali, ma secondo Ciro Troiano, criminologo e direttore dell’osservatorio sulle zoomafie presso l’associazione animalista Lega anti vivisezione (Lav) non è un fenomeno minoritario. Solo che se ne parla poco, perché questa forma di parafilia, o disturbo sessuale, è ancora un tabù.

“Non dobbiamo pensare che che il fenomeno appartenga a una sottocultura legata a concezioni tipiche del mondo agricolo. Assolutamente no”. Come capo dell’osservatorio sulle zoomafie di Lav, Troiano ha seguito direttamente almeno quattro casi di zooerastia e ha redatto il rapporto Crimini sessuali contro gli animali, una delle prime indagini a livello nazionale sulla zooerastia.

“Andando a guardare i profili delle persone coinvolte, vediamo che sono persone istruite, con un ruolo ben inserito nella società e una situazione economica anche piuttosto florida”, racconta Troiano a TPI. “La situazione quindi è più complicata di quanto appare”.

I casi in Italia

Negli episodi di cui Troiano si è occupato, le vittime erano animali domestici o da allevamento, soprattutto cani e cavalli. Ma si sono verificati anche casi in cui a essere coinvolti erano anche altri tipi di animali, per esempio le anguille. Tutti i casi si sono chiusi con condanne passate in giudicato. 

Uno dei casi più noti, emerso tra il 2009 e il 2010 e sul quale ha lavorato anche Troiano, riguarda un allevatore di Bolzano che utilizzava cani e ragazze per la produzione di filmini amatoriali zoopornografici. La condanna è stata confermata con una delle prime sentenze della Corte di Cassazione su questo argomento.

“Il processo è partito proprio da una nostra denuncia e questa persona ora è in carcere, perché è stata condannata anche per altri capi d’imputazione”, racconta Troiano.

Più recente l’associazione si è occupata del caso di uno stalliere che aveva praticato zooerastia con una cavalla. Tra l’altro, penetrando l’animale con un arnese, l’uomo ha provocato un’emorragia e la morte dell’animale. Inoltre, Lav si è interessata a un sito di scambisti per zooerasti. Dove le persone potevano scambiarsi gli animali e organizzare incontri.

“Ci sono stati anche episodi di persone coinvolte in attività zooeraste e pedofile”, racconta il criminologo. “In alcuni video dei minori venivano usati per compiere atti sessuali con gli animali. Altre volte i pedofili avvicinano i bambini in rete mostrando immagini di animali e sfruttano la naturale empatia dei bambini nei confronti degli animali”.

La zoopornografia in Italia

Un altro caso che ha destato scalpore nel nostro paese è quello di Baldina (nome d’arte), una donna che realizzava video pornografici in cui schiacciava gli animali (pesci, lumache, pulcini e altri piccoli animali) uccidendoli. 

La donna aveva un’attività avviata, vendeva i filmati e addirittura i sandali o le scarpe con cui compiva queste azioni. Aveva un catalogo, dove faceva scegliere i suoi clienti, e realizzava anche riprese su richiesta. C’erano persone, per esempio, che volevano sentire anche il rumore che facevano gli animali schiacciati. La donna è stata processata da una sede distaccata del Tribunale di Milano.

“In questo caso si tratta di una cosa a margine rispetto a una violenza sessuale vera e propria sugli animali”, racconta a TPI Annalisa Gasparre, consulente legale e autrice del libro La frontiera “porno” dei delitti contro gli animali che prende spunto dalla vicenda di Baldina. “È piuttosto un transfert tra il fruitore di questi materiali e la signora che compiva questi atti. L’animale era il terzo, che subiva questi atti senza averli accettati”.

Gasparre sottolinea che anche in questo caso è presente una forma di parafilia, simile al sadomasochismo e al feticismo, sebbene sia ancora un campo da studiare.

“Esistono una serie di riviste pornografiche edite all’estero in lingua italiana che trattano esclusivamente di questi argomenti”, racconta Troiano. “Decine di centinaia di titoli di film porno, anch’essi prodotti all’estero, che includono scene di zooerastia, con tutti gli animali possibili e immaginabili”.

È più facile produrre questo materiale all’estero perché in Italia la zooerastia è punibile come maltrattamento sugli animali e chi la pratica può essere condannato fino a 18 mesi di reclusione. In altri paesi, tra cui anche qualche stato europeo, invece la zooerastia non è reato.

— LEGGI ANCHE: Cos’è zooerastia e dove è tollerata nel mondo

Cosa prevede la legge italiana sulla zooerastia 

In Italia non esiste un reato specifico per la zooerastia. Ma questo non vuol dire che non sia punita. La fattispecie rientra nell’articolo 544-ter del codice penale, che punisce i maltrattamenti sugli animali.

La norma include qualsiasi condotta praticata sugli animali che sia contraria alla loro natura. La giurisprudenza ha confermato già diverse volte che gli atti di zooerastia, indipendentemente della sofferenza provocata agli animali, rappresentano una condotta incompatibile con le loro caratteristiche etologiche e quindi è un reato.

Chi commette tali atti rischia fino a diciotto mesi di carcere e questo vuol dire che, salvo condanne per altri reati o precedenti penali, in genere non finisce in prigione. Alcune associazioni animaliste chiedono di inserire nel codice penale un reato autonomo per gli abusi sessuali sugli animali.

“Non possiamo paragonare una violenza sessuale ad altri maltrattamenti, come lasciare un animale senza cibo e acqua per giorni”, dice a TPI Loredana Pronio, presidente dell’associazione Feder Fida onlus, che in passato ha lanciato una petizione per chiedere al parlamento italiano ed europeo di introdurre questo reato. “Come per la pedofilia, serve una fattispecie autonoma”.

Ma secondo Annalisa Gasparre l’introduzione di questo tipo di reato avrebbe più che altro valore educativo. “Nessun giudice può negare che una violenza sessuale sia un maltrattamento”, sostiene. “Quindi la condotta è già punibile. Piuttosto, il profilo da stigmatizzare è quello del consumatore di materiale zoopornografico. Come accade per i materiali pedopornografici, per i quali anche la sola detenzione è un reato”.

Se questo accadesse anche con la zoopornografia i consumatori sarebbero probabilmente più scoraggiati e ai magistrati basterebbe accertare la detenzione di questo tipo di materiale, ancor prima di rintracciare l’autore dell’abuso.

— LEGGI ANCHE: Perché alcune persone fanno sesso con gli animali

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