Reperto storico cancellato per sbaglio a Roma, Sgarbi: “Raggi sta distruggendo la città”

I cittadini del quartiere Garbatella a TPI: "non era affatto una semplice scritta". E Vittorio Sgarbi non risparmia le critiche

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 14 Mar. 2019 alle 12:53 Aggiornato il 14 Mar. 2019 alle 12:53
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Immagine di copertina

Nel quartiere Garbatella di Roma è stata cancellata una scritta storica, risalente al 1948, dal decoro urbano del Comune di Roma. Il motivo? È stata scambiata per un atto vandalico.

Sull’argomento TPI ha intervistato il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri che ha definito l’accaduto “inammisibile perché ha asfaltato la memoria del quartiere ed ha creato un vuoto anche per le generazioni future”.

A commentare l’episodio è il critico d’arte Vittorio Sgarbi, infuriato per la mancanza di rispetto nei riguardi della memoria storica. “Faccio il critico da una vita ma non ricordo nulla di così assurdo, mi viene in mente solo un episodio simile. A Ferrara una volta hanno ridipinto la facciata di un palazzo antico in terracotta che risaliva al 400. Ecco siamo a quei livelli”, ha detto Sgarbi in un’intervista al Foglio.

La scritta storica del 1948 è stata completamente coperta

Secondo il divisivo critico, l’atteggiamento per il mantenimento delle opere d’arte a Roma, non è all’altezza di una Capitale: “In termini generali il declino artistico e culturale in città è evidente. E’ in atto un progressivo disfacimento dell’identità cittadina, un progressivo declino. È sotto gli occhi di tutti”.

Riguardo all’ultimo episodio della scritta “Vota Garibaldi”, che testimoniava le prime elezioni a suffragio universale in Italia, Sgarbi è netto: “È colpa della giunta Raggi. Stanno distruggendo la città”.

“Ma non è solo un problema di politica, è un misto di stupidità, inadeguatezza e ignoranza. Per tanti anni Laura Boldrini è andata in giro a dire che dovevamo cancellare la scritta ‘Dux’ dai monumenti costruiti in epoca fascista. E questa era già una cosa paradossale. Una cosa profondamente sbagliata, perché non si può cambiare ciò che è storia. Però siamo al di là, oltre. Al di sotto del bene e del male”, spiega.

Dal punto di vista del critico d’arte, “la svista dell’ufficio del decoro urbano, apparentemente accidentale, sembra quasi la metafora della giunta Raggi, un apologo: una condotta confusa, sciatta, e del tutto indifferente a ciò che esiste nella città. La Raggi è la personificazione della famosa frase di Claudio Scajola: ‘L’ho fatto a mia insaputa’”.

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