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Salvini ha scritto ai prefetti per chiedere una stretta sulle domande d’asilo dei migranti

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Credit: AFP PHOTO / Andreas SOLARO

Il ministro ha inviato una circolare auspicando una velocizzazione e una stretta nella concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha chiesto alle autorità territoriali competenti di operare una stretta sul riconoscimento dei permessi di soggiorno per motivi umanitari.

Salvini auspica che le procedure siano più veloci e che l’esame delle domande presentate dai migranti sia più rigoroso.

Secondo il ministro, in pratica, finora questi permessi sono stati concessi con troppa elasticità ed è necessario restringere l’imbuto.

La sollecitazione riguarda, come detto, i permessi di soggiorno per motivi umanitari, una forma più leggera di diritto d’asilo che spetta a persone in condizioni accertate di difficoltà umanitaria.

Salvini ha inviato una circolare ai prefetti e ai presidenti delle Commissioni territoriali, in cui invita le commissioni alla “necessaria rigorosità dell’esame delle vulnerabilità degne di tutela”.

Il quotidiano La Repubblica ha pubblicato alcuni stralci del documento.

Secondo il quotidiano, nella circolare si legge che “il permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato concesso in una varia gamma di situazioni collegate, a titolo esemplificativo, allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto personale, alle traversie affrontate nel viaggio verso l’Italia, alla permanenza prolungata in Libia, per arrivare ad essere uno strumento premiale dell’integrazione”.

Questa prassi ha comportato, secondo Salvini, “la concessione di un titolo di soggiorno ad un gran numero di persone che, anche in base alla normativa europea sul diritto d’asilo, non avevano al momento dell’ingresso del nostro Paese i requisiti per la protezione internazionale e che, ora, permangono sul territorio con difficoltà d’inserimento e con consequenziali problematiche sociali che, nel quotidiano, involgono anche motivi di sicurezza”.

Il ministro richiama quindi “l’attenzione dei collegi per il riconoscimento del diritto d’asilo sulla necessità rigorosa dell’esame delle circostanze di vulnerabilità degne di tutela che, ovviamente, non possono essere riconducibili a mere e generiche condizioni di difficoltà”.

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