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Roma, nuovo caso “multe cancellate”: tra i 197 indagati c’è Claudio Lotito

Di Redazione TPI
Pubblicato il 28 Gen. 2019 alle 14:02 Aggiornato il 28 Gen. 2019 alle 14:03
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Immagine di copertina

Sono ben 197 le persone che sono state indagate dalla Procura di Roma per un giro di multe che sarebbero state cancellate illecitamente da diversi funzionari del Comune di Roma in favore di alcune società di noleggio auto o a vantaggio di cittadini privati.

Nell’elenco delle persone che avrebbero sfruttato il “sistema” c’è il nome del presidente della Ss Lazio Claudio Lotito, indagato con le accuse di concorso in falso e truffa, per un illecito “discarico” di 26.500 euro.

La nuova tranche dell’indagine coordinata dal sostituto Francesco Dall’Olio, che riprende un filone di inchiesta precedente e noto come “multopoli”, è stata avviata dalla denuncia di una dipendente comunale e riguarda presunti illeciti avvenuti tra il 2012 e il 2014.

I numeri sono da record: 197 indagati per truffa e falso, tra i quali quattro ex dirigenti e funzionari capitolini, compreso il direttore (già allontanato) del dipartimento, Pasquale Libero Pelusi.

Dalle indagini, a quanto emerge leggendo il decreto di sequestro preventivo, non sono emerse evidenze di episodi correttivi. Secondo gli inquirenti, quindi, l’ex responsabile del Dipartimento risorse economiche del Campidoglio avrebbe contrassegnato le istruttorie delle multe che non dovevano diventare cartelle esattoriali.

Tra le tecniche che sono state utilizzate, e alle quali secondo le accuse avrebbe fatto più volte ricorso anche il presidente biancoceleste, c’era quella di far figurare come veicoli di scorta le auto private che erano state multate. Nel caso di Claudio Lotito, in particolare, si trattava di ben 5 autovetture.

Nell’ambito delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, la Guardia di Finanza ha disposto un sequestro preventivo di oltre un milione, tra i quali spiccano quelli del valore di 800mila euro ai danni di una società di noleggio auto.

L’inchiesta, come detto ribattezzata ‘Multopoli’, è partita grazie alla denuncia prima anonima e poi resa pubblica in fase di dibattimento da parte di una dipendente comunale che ha notato, e quindi segnalato, “alcune anomalie”.

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