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Dopo 60 anni è stato risolto il mistero dell’alpinista ritrovato tra i ghiacciai del Cervino

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La polizia ha pubblicato su Facebook le foto degli oggetti che erano stati ritrovati e una donna si è fatta avanti affermando di essere una parente dell'alpinista

Da anni la polizia scientifica di Torino sta cercando di risolvere il mistero dello sciatore ritrovato a quota 3100 metri il 22 luglio del 2015 e deceduto nei primi anni ’50.

Il cadavere è stato ritrovato su un ghiacciaio in Valtournenche (località Cime Bianche) nel 2005, e le uniche informazioni che si avevano erano le sue iniziali, M.M., ricamate su quel che resta della sua camicia verde militare. Di lui si sapeva che era uno sciatore, probabilmente esperto e benestante.

Nella banca dati delle persone scomparse però non era comparso nessuno con un nome che avesse iniziali simili a quelle ricamate all’interno della camicia dell’uomo.

Per cercare di risolvere il mistero, la polizia ha deciso di cambiare strategia e di ricorrere ai social network.

Le forze dell’ordine hanno pubblicato il 29 giugno le immagini degli oggetti ritrovati sulla pagina Facebook di “Agente Lisa”.

Una donna ha commentato in francese il post, chiedendo: “Chi devo contattare? Sono sicura di conoscere questa persona”.

“Mio zio mori sciando sul Cervino durante una grossa tempesta nel 1954″, scrive la donna.

Il commento è di Emma Nassem, nipote di Henri Joseph Leonce La Masne, nato ad Alençon il 26 marzo 1919.

L’alpinista ritrovato era il fratello del padre della donna, Roger La Masne, che ha poi scritto alla polizia italiana.

”Sono il fratello di Henri Le Masne, che è probabilmente lo sciatore scomparso 64 anni”, ha scritto l’uomo.

“Sono contento di potervi fornire alcune informazioni utili per le indagini”.

Nella mail, La Masne racconta che il fratello non si era mai sposato perché “era uno piuttosto indipendente” e in quei giorni si trovava in licenza sul Cervino.

L’alpinista, di cui adesso si conosce l’identità, era un amministratore civile del ministero delle Finanze di Parigi.

“Solo pochi giorni dopo la data prevista del suo ritorno dal congedo, la sua amministrazione ci informò che era scomparso”.

Il fratello ha raccontato anche di essersi recato spesso in Val d’Aosta all’Hotel Gran Baita, sperando di ritrovare un giorno il fratello.

“Mi sentivo in dovere di farlo come fratello minore”.

Le parole dell’uomo sono state confermate dall’esame del Dna.

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