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Riconosciuto a una coppia gay il diritto di essere genitori di figli nati da madre surrogata

Per la prima volta in Italia la Corte d'appello di Trento riconosce a due genitori gay di essere genitori di due bambini nati negli Stati Uniti con la maternità surrogata

Di TPI
Pubblicato il 1 Mar. 2017 alle 08:12
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La Corte d’Appello di Trento ha riconosciuto per la prima volta in Italia a una coppia omosessuale la possibilità di essere considerati genitori di due bambini nati negli Stati Uniti, con la maternità surrogata. Viene sancito per la prima volta in Italia il fatto che il rapporto genetico/biologico non sia l’unico necessario per costituire lo status giuridico di genitore e figlio.

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La decisione è stata definita storica da molti. La Corte d’Appello di Trento con un’ordinanza ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”.

Per la prima volta un giudice di merito applica i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso, ha spiegato all’Ansa Marco Gattuso, direttore del portale di studi giuridici Articolo 29. Secondo quanto ha deciso la Corte, “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato”.

“All’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.

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