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Cosa è successo il 3 ottobre nel mondo

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Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo oggi nel mondo

Italia: il 3 ottobre 2013, tre anni fa, un’imbarcazione di soli 20 metri, ma con a bordo oltre cinquecento migranti, colò a picco nei pressi dell’isola di Lampedusa. I corpi ritrovati in mare furono 368 e solo 155 persone si salvarono. Venti sono i presunti dispersi, anche se è difficile calcolare con esattezza quante persone fossero a bordo dell’imbarcazione. Nel 2013 sono sbarcati in Italia 42.935 immigrati clandestini. Di questi, 14.753 sono sbarcati proprio a Lampedusa: non perché sia la loro meta, ma semplicemente per un incidente geografico che vuole che la piccola isola, dalla superficie di soli 20 chilometri quadrati, si trovi nel mezzo della rotta tra le coste libiche e l’Italia. 

– Colombia: i cittadini colombiani hanno respinto l’accordo di pace con il gruppo guerrigliero di stampo marxista denominato Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). È questo il dato secco del referendum tenuto nel fine settimana. Il fronte del No ha vinto di misura con il 50,21 per cento contro il 49,78 per cento del Sì, ma a presentarsi alle urne è stato solo il 37 per cento degli aventi diritto. Il risultato stempera gli entusiasmi manifestati dalla comunità internazionale, dalla Casa Bianca al Vaticano, per la fine di un conflitto durato oltre cinquant’anni. Tuttavia, sia il governo di Bogotà che gli ormai ex ribelli delle Farc hanno assicurato che il voto non innescherà una retromarcia e un ritorno alle ostilità. 

– Siria: il dipartimento di Stato statunitense ha reso noto di aver interrotto i rapporti bilaterali con la Russia per quanto riguarda la situazione sulla Siria. La difficoltà nel raggiungere un accordo concreto con la Russia volto a far cessare la guerra civile in Siria ha portato a questa decisione. Gli Stati Uniti avevano più volte minacciato di abbandonare il tavolo delle trattative dopo che il più recente cessate il fuoco dello scorso 12 settembre raggiunto tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il suo omologo statunitense John Kerry era fallito, e gli scontri tra le truppe fedeli ad Assad e i ribelli erano ripresi. 

– Afghanistan: miliziani Taliban hanno attaccato Kunduz, nel nord dell’Afghanistan, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, penetrando nelle aree urbane e minacciando di prenderne il controllo come accadde esattamente un anno fa, quando i miliziani avevano tentato di prendere il controllo della stessa città. Sheer Ali Kamawal, della polizia di Kunduz, ha detto che l’attacco è cominciato intorno alla mezzanotte e ha coinvolto diverse zone all’interno e nei dintorni della città. Secondo il portavoce dei Taliban, i miliziani hanno attaccato quattro checkpoint e ucciso alcuni soldati. Il generale di brigata Charles Cleveland, portavoce delle forze Nato in Afghanistan, ha confermato di essere al corrente degli scontri ma non ritiene che si tratti di un’offensiva significativa da parte dei Taliban. 

– India: almeno sei miliziani hanno attaccato una base militare indiana in Kashmir, la regione contesa tra India e Pakistan, nella notte di domenica 2 ottobre. Nei combattimenti è morta una guardia di confine indiana. Due settimane fa un gruppo di miliziani aveva attaccato un altro campo militare, uccidendo 19 soldati indiani. Le autorità indiane hanno fatto sapere che i miliziani hanno raggiunto la base, situata in riva a un fiume, via barca e sono riusciti a fuggire dopo l’attacco. La tensione tra India e Pakistan, entrambe potenze nucleari, era già alta dopo un’estate caratterizzata da violenti scontri in Kashmir tra la polizia indiana e manifestanti, secondo Nuova Delhi sostenuti dal Pakistan, che chiedono maggiore autonomia e indipendenza, con vittime da entrambe le parti. 

– Turchia: le autorità turche hanno arrestato uno dei fratelli di Fethullah Gulen, il religioso in auto esilio negli Stati Uniti accusato di essere l’ispiratore e la mente del tentativo di colpo di stato del luglio scorso, e hanno emesso altri 115 avvisi di garanzia. Kudbettin Gulen è stato preso in custodia domenica 2 ottobre 2016 dagli agenti dell’antiterrorismo nella provincia di Izmir, sulla costa egea, dopo aver ricevuto l’informazione che si trovava in casa di un parente. Molti dei familiari di Gulen, inclusi due nipoti e dei cugini, sono stati arrestati dal tentato golpe. L’ufficio del procuratore della provincia di Sakarya, 150 chilometri a est di Istanbul, ha aperto un’indagine nei confronti di 148 persone accusate di avere legami con il movimento gulenista e emesso ordini di cattura per 115 di loro. La polizia ha eseguito raid simultanei in 27 province per trarre in arresto i sospetti. 

– Norvegia: è stato assegnato oggi il premio Nobel per la medicina è stato assegnato allo scienziato giapponese Yoshinori Ohsumi “per le sue scoperte sui meccanismi dell’autofagia”, attraverso i quali le cellule riciclano le sostanze di scarto. Dal 3 al 10 ottobre saranno annunciati i vincitori degli altri premi Nobel 2016. 

– Siria: due attentatori suicidi si sono fatti esplodere nella città di Hama, in Siria, controllata dal regime di Assad, uccidendo un numero imprecisato di persone. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa statale Sana e confermata da Amaq, l’agenzia del sedicente Stato islamico, secondo la quale tre attentatori hanno attaccato il quartier generale della polizia e la sede del partito Baath ad Hama. L’agenzia Sana non ha fatto, invece, menzione del terzo attentatore. Il primo aggressore si è fatto saltare in aria utilizzando una cintura esplosiva nei pressi di una piazza della città, seguito, quindici minuti dopo, da un altro attentatore. 

– Estonia: per la prima volta una donna è stata eletta presidente della Repubblica d’Estonia. A votarla è stato il parlamento estone, che ha dato l’annuncio lunedì 3 ottobre. Si tratta di Kersti Kaljulaid, già membro della Corte dei conti europea. Mai nessuna donna prima d’ora aveva ricoperto questa carica prestigiosa, anche se essenzialmente onorifica. Quarantasei anni ed esponente del partito conservatore estone, Kersti Kaljulaid è stata eletta con 81 voti su 101 e succede a Toomas Hendrik Ilves, reduce da due mandati quinquennali. La sua nomina è arrivata dopo due votazioni fallite nel mese di agosto e di settembre, e dopo settimane di accesi dibattiti. 

– Polonia: migliaia di donne vestite di nero hanno scioperato in tutta la Polonia, facendo chiudere ristoranti, uffici governativi e facoltà universitarie, nonché bloccando l’accesso alla sede del partito di governo a Varsavia, per protestare contro la proposta di legge per vietare l’aborto. La normativa proposta da un gruppo indipendente impedirebbe qualsiasi interruzione di gravidanza, in un paese in cui l’aborto è già sottoposto a norme molto restrittive ed è consentito solo in caso di stupro, incesto o minaccia alla salute della madre, oppure quando il bambino potrebbe nascere con disabilità permanenti. Non è chiaro se il governo del partito conservatore Legge e giustizia intenda appoggiare la proposta di legge, avanzata dal gruppo Ordo Iuris, ma la possibilità di nuove restrizioni ha innescato dibattiti intensi nel paese cattolico. 

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