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Reddito di cittadinanza: l’obbligo di accettare un’offerta di lavoro solo se il salario è di almeno 858 euro

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 23 Feb. 2019 alle 12:12 Aggiornato il 23 Feb. 2019 alle 12:13
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Immagine di copertina

Sono principalmente due le modifiche previste dai nove emendamenti presentati dal Governo durante l’esame del Decretone da parte della commissione Lavoro del Senato: l’obbligo di accettare il lavoro solo se pagato più di 858 euro al mese e divieto per lo Stato di verificare il dettaglio delle singole spese effettuate con la Carta del reddito di cittadinanza.

L’emendamento dei 5 Stelle prevede quindi che l’offerta di lavoro debba essere accettata solo se la retribuzione supera “di almeno il 10 per cento il beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazioni in locazione”.

Considerando che il beneficio massimo per un singolo è di 780 euro, 500 a integrazione del reddito e 280 per l’affitto, un lavoro, per poter essere accettato, deve prevedere una remunerazione pari o superiore a 858 euro.

Per quanto riguarda le spese che si possono effettuare con la Carta, un altro emendamento stabilisce che lo Stato possa monitorare “i soli importi complessivamente spesi e prelevati”.

La modifica si è resa necessaria dopo che il Garante della privacy aveva sollevato delle perplessità sul trattamento dei dati personali. Attualmente il testo del Decretone prevede infatti che lo Stato possa verificare il dettaglio delle singole spese effettuate con la Carta.

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Gli emendamenti del Governo al testo del Decretone interessano anche Quota 100.

Grazie ad una modifica proposta dalla maggioranza sale a 45mila euro l’anticipo del Tfr agli statali: l’emendamento alza la soglia da 30mila a 45mila euro per i trattamenti che non siano di importo inferiore.

Inoltre l’emendamento sostenuto dalla Lega offre anche la possibilità di saldare in dieci anni (120 rate mensili), l’adesione alla “pace contributiva”: un aumento pari al doppio rispetto a quanto prevede il testo nella sua stesura attuale.

Secondo le stime che accompagnano l’emendamento, dovrebbero essere presentate circa 2.900 domande di “pace contributiva” da parte di lavoratori dipendenti e circa 600 da parte di quelli autonomi che possono contare su uno stipendio medio di 31.500 e 20mila euro.

Un’ultima modifica stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a restituire gli incentivi, in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo di un beneficiario del Reddito che era stato assunto a tempo pieno e indeterminato, entro 36 mesi.

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