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“Ho occupato una casa per 5 anni, ero disperato”, a Roma la manifestazione per chiedere al governo un piano per la casa

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Credit: Anna Ditta

Una delegazione del sindacato degli inquilini ha incontrato il ministro Toninelli. Asia Usb: "L'emergenza abitativa non si risolve con la politica degli sgomberi, non si può criminalizzare chi è stato costretto a occupare". Il ministero: "Ok al tavolo interministeriale"

Gigi ha 49 anni e ha fatto domanda per la casa popolare due anni fa. “Prima mi sembrava inutile farla. Sapevo che non l’avrei mai ricevuta, perché anche se sono disoccupato e ho reddito zero non ho abbastanza punti”.

“Ma ora sembra che se non hai fatto domanda per la casa popolare e occupi sei un delinquente”. Gigi parla a TPI il pomeriggio di martedì 2 ottobre, mentre è in corso a piazza di Porta Pia la mobilitazione di Asia Usb (Associazioni Inquilini e Abitanti) per chiedere il rilancio di una politica per la casa. 

Una delegazione dei rappresentanti di Asia Usb ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, per aprire un dialogo su un tema – quello del diritto all’abitare – del quale non si fa cenno nel contratto di governo, se si esclude il riferimento allo sgombero di 48mila alloggi detenuti illegalmente.

Il rischio, secondo Asia Usb, è quello di demonizzare chi ha occupato abusivamente un’abitazione. Ma quasi sempre queste persone lo fanno perché, come Gigi, non hanno scelta.

“A 42 anni mi sono ritrovato a dover dormire in macchina, perché non potevo permettermi un affitto. È andato avanti così per otto mesi”.

“Ero disperato e quando ho potuto – di certo non a cuor leggero – ho occupato una casa a San Basilio, vicino all’ex fabbrica di penicillina. Mi dispiace per quei poveracci che ci abitano dentro, loro non hanno neanche la macchina per andarci a dormire”.

“Cambia tutto quando puoi farti una doccia, cucinare o anche solo dormire su un letto”, aggiunge Gigi.

Secondo gli ultimi dati, sono 57mila i nuclei familiari che solo a Roma e provincia si trovano in emergenza abitativa perché non hanno una casa e non possono averne una senza l’aiuto delle istituzioni. Dodicimila sono invece le famiglie in lista per avere un alloggio popolare nello stesso territorio.

Il sindacato ha portato sul tavolo del ministro Toninelli la richiesta di rilancio dell’edilizia pubblica, dello sviluppo di un piano nazionale di recupero del patrimonio abitativo esistente, la questione dei piani di zona, e la situazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali.

“La mancanza di una politica della casa da trent’anni a questa parte è la vera causa della situazione attuale, in cui migliaia di famiglie sono costrette all’occupazione”, spiega Angelo Fascetti di Asia Usb al termine dell’incontro.

“Questa situazione non può essere risolta con la politica degli sgomberi. Abbiamo denunciato che nel contratto di governo non esiste la parola casa. Abbiamo chiesto che il ministero dei Trasporti apra un confronto con quello dell’Interno e del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme alle Regioni, affinché si inizi ad affrontare seriamente questo problema”.

Il ministro ha accolto la richiesta di convocazione di un tavolo interministeriale, ma non si è sbilanciato sugli stanziamenti che secondo il sindacato potrebbero essere stanziati immediatamente per l’housing sociale e sulle verifiche che dovrebbe effettuare sui finanziamenti della Gescal.

“L’ostacolo che viene posto è quello dei fondi. Ma mi sembra ci sia la volontà di affrontare un dialogo, la scelta di incontrarci oggi lo dimostra”, aggiunge Fascetti. “Stiamo aprendo un dialogo col governo, stiamo provando a far capire loro che quello della casa è un problema generale e non si può criminalizzare chi occupa perché costretto”.

Credit: Anna Ditta

Leggi anche: La pensionata 70enne sgomberata da casa a Roma

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