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Protesta gilet gialli: in Francia un litro di benzina costa 1,55 euro. Ecco quanto costa in Italia

In Francia è in corso da alcuni giorni la protesta dei gilet gialli, contro il caro benzina. Le proteste, che vanno avanti da sabato 17 novembre, hanno visto la morte di una manifestante, investita da un’automobile.

Secondo i dati forniti il 18 novembre dal ministro dell’Interno, Christophe Castaner, i feriti degli scontri sono in tutto 409, tra cui membri  delle forze dell’ordine. Le proteste dei gilet gialli si sono scatenate contro la politica di riduzione degli sgravi fiscali per il diesel decisa dal presidente Macron. Ma nonostante le manifestazioni, il ministro per la Transizione ecologica ha confermato che il governo andrà avanti con la riforma.

Il motivo per il quale si protesta è l’aumento del carburante, che a partire dal 2019 salirà di 6 centesimi al litro per il diesel e 3 centesimi per la benzina, fino al 2022. In Francia la benzina ha uno dei costi più elevati d’Europa. Ma comunque più basso che in Italia.

Il prezzo medio per un litro di carburante in Francia negli ultimi 3 mesi, da agosto a novembre 2018, è stato di 1,55 euro, mentre il prezzo minimo di 1,49 euro. Il prezzo è certamente più alto della media mondiale, che si attesta a 1,41 euro, nello stesso periodo, ma più basso che in Italia. Il prezzo medio del carburante nel nostro paese è stato di 1,65 euro, con un picco di 1,67 euro registrato il 22 ottobre.

L’Italia è uno dei paesi con il prezzo dei carburanti più alto al mondo: dopo Hong Kong, Barbados, Norvegia, Wallis e Futina e Monaco, l’Italia si trova al sesto posto in classifica come mostra questo grafico di Global Petrol Prices:

Tra i paesi europei l’Italia è messa ancora peggio, con il secondo prezzo più alto in assoluto, dopo la Norvegia. Nella stessa classifica, La Francia è all’11esimo posto:

Perché si protesta

Alla base della protesta che attraversa la Francia c’è il movimento dei ‘gilets jaunes’ (gilet gialli), che prende nome dal giubbotto catarifrangente obbligatorio per legge su ogni automobile. Il movimento è spontaneo ed è nato a margine di partiti e sindacati.

Costituito da migliaia di cittadini organizzati in collettivi, e alimentato dal malcontento della classe medio-bassa, è riuscito a fare rete sui social contro l’aumento del prezzo del carburante.

L’obiettivo è rendere meno costosa la benzina rispetto al diesel, più inquinante, e promuovere la transizione energetica. Tuttavia, molti dei manifestanti vivono in zone extraurbane lontane dai grandi agglomerati francesi e assicurano che l’auto è il loro unico mezzo di trasporto.

Il movimento, secondo un sondaggio, gode dell’appoggio del 74 per cento della popolazione francese. Politicamente ha ricevuto un sostegno trasversale che va dalla leader di estrema destra Marine Le Pen, al capofila della sinistra radicale Jean-Luc Melenchon, e ancora a Laurent Wauquiez (Les Republicains) e al sovranista Nicolas Dupont-Aignan.

Per smorzare il malcontento sociale e cercare di controbilanciare gli aumenti, il governo ha annunciato un piano che prevede tra l’altro un assegno energia annuale di 200 euro per aiutare 5,8 milioni di francesi in difficoltà a scaldare la propria casa e un assegno carburante che prevede un piccolo rimborso spesa mensile dei costi di trasporto sostenuti da alcune categorie di lavoratori.

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