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La povertà estrema scenderà al di sotto del 10 per cento nel 2015

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Sulla base della nuova soglia di povertà calcolata dalla Banca mondiale, le persone che vivranno ancora in condizioni di seria povertà saranno 702 milioni su 7 miliardi

Il numero di persone nel mondo che vive in condizioni di povertà estrema potrebbe scendere nel 2015 per la prima volta al di sotto del 10 per cento della popolazione mondiale.

Questo è quanto emerge dai nuovi dati diffusi domenica 4 ottobre 2015 dalla Banca mondiale, un’organizzazione internazionale che comprende due istituti che si sono prefissati l’obiettivo di lottare contro la povertà e organizzare i finanziamenti per gli stati in difficoltà.

La definizione di povertà estrema è stata fissata a 1,25 dollari al giorno nel 2008 ed è stata rivista soltanto quest’anno. La Banca mondiale introdusse per la prima volta una soglia di povertà nel 1990, fissandola, a quel tempo, a un dollaro al giorno.

Le previsioni fanno riferimento all’aggiornamento del 2015 della soglia minima, pari a 1,90 dollari al giorno, calcolata dalla Banca mondiale in base ai nuovi dati disponibili sulle differenze nel costo della vita tra i vari Paesi del mondo.  

Sulla base di questo nuovo indice, si prevede che 702 milioni di persone, pari al 9,6 per cento della popolazione globale, vivranno sotto la soglia minima di povertà nel 2015, valore in calo rispetto a quello attestato nel 2012, quando si stimava che il numero di poveri si aggirasse intorno ai 902 milioni di persone. 

“Queste proiezioni ci mostrano che siamo la prima generazione nella storia dell’umanità che può porre fine alla povertà estrema”, ha dichiarato il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim.

La povertà globale è diminuita in modo significativo nel corso degli ultimi decenni. Nel 1990, 1,9 miliardi di persone vivevano con meno di 1,25 dollari al giorno. Da allora questo numero si è più che dimezzato, attestandosi su un valore di circa 836 milioni di persone quest’anno, stando ai dati rilasciati dalle Nazioni Unite, la metà delle quali proviene dall’Africa subsahariana.

Tuttavia Jim Yong Kim ci mette anche in guardia su quelli che potrebbero essere alcuni ostacoli all’obiettivo che l’Unione europea si è posta per mettere fine alla povertà nel mondo entro il 2030, nell’ambito di una nuova serie di obiettivi di sviluppo adottati da 193 Paesi delle Nazioni Unite il mese scorso. Tra tutti, i principali sono il rallentamento della crescita globale, la volatilità dei mercati finanziari, i conflitti, la disoccupazione giovanile e l’impatto dei cambiamenti climatici.

“Ma rimane alla nostra portata, a patto che le nostre alte aspirazioni siano accompagnate da piani nazionali che mirino ad aiutare i milioni di persone che vivono ancora in povertà”, ha aggiunto il presidente della Banca mondiale.

Ad ogni modo è evidente che, nonostante ci siano segnali positivi che indicano un miglioramento nelle condizioni di povertà mondiali, i principali Paesi del pianeta non devono abbassare la guardia. Basta osservare la grave crisi umanitaria che sta travolgendo i confini europei da diversi mesi per capire quanto lavoro ci sia ancora da fare a proposito. 

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