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Perché i poliziotti francesi non dovevano far spogliare quella donna a Nizza

L'opinione della giornalista italiana e musulmana Sabika Shah Povia

Di Sabika Shah Povia
Pubblicato il 25 Ago. 2016 alle 13:45
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Immagine di copertina

Le fotografie che ritraggono quattro poliziotti francesi armati mentre costringono una donna a togliersi i vestiti in spiaggia hanno suscitato non poche polemiche.

Le autorità di diverse città francesi hanno imposto il divieto di indossare il Burkini – il costume da bagno preferito dalle donne musulmane velate, che copre il corpo e la testa – citando preoccupazioni circa abiti che “mostrano con eccessiva ostentazione un’affiliazione religiosa”, temendo che potessero in qualche modo urtare la sensibilità del popolo francese, recentemente vittima di diversi attentati terroristici.

Il popolo francese. Lo stesso popolo che è composto quasi al 10 per cento anche da musulmani. Tant’è vero che quando lo scorso 14 luglio il camion guidato da Mohamed Bouhlel ha investito la folla radunata sul lungomare di Nizza per festeggiare l’anniversario della presa della Bastiglia, un terzo dei morti era musulmano. Ma lasciamo perdere questo punto e concentriamoci sulla questione burkini.

È sbagliato sostenere che il divieto di indossare questo particolare costume da bagno discrimina contro i musulmani in generale, perché non è così. Questo divieto discrimina solamente contro alcune donne musulmane – proprio quelle che vogliamo illuderci di star salvando.

Esatto. Perché la donna musulmana è vittima, ha bisogno di essere salvata. È vittima della famiglia, delle tradizioni, di una religione medievale che le impone di coprire il proprio corpo per modestia.

Ma se è davvero così, allora perché la trattiamo da aggressore? Perché la temiamo? Perché la costringiamo a svestirsi?

Il divieto sul burkini prevede una multa per i trasgressori, ma i poliziotti sulla spiaggia hanno scelto di far rimuovere gli abiti a quella signora. Perché? Perché poteva rappresentare un pericolo per gli altri bagnanti? Perché poteva nascondere una cintura esplosiva sotto a quella larga tunica turchese? O perché volevano liberarla e salvarla dalla sua tragica condizione di donna musulmana in Occidente che vuole andare al mare ma è costretta a farlo coperta dalla testa ai piedi?

È una situazione assurda e contraddittoria, come è assurdo e contraddittorio che oggigiorno la Francia difenda la libertà delle persone restringendola. L’ostentazione della sua laicità estrema porta il Paese a minare le stesse libertà dell’individuo di cui si fa paladina.
 Togliendo alle persone la libertà di scegliere, i politici francesi sono effettivamente diventati oppressori a loro volta.

Vietare l’uso di un abito va contro i valori dell’Occidente. Sono convinta che ognuno deve essere libero di vestirsi o svestirsi come vuole, e per qualsiasi motivo vuole – anche religioso.

L’Articolo 9 della Convenzione europea per i Diritti Umani consente agli individui la libertà di professare la propria religione “in pubblico o in privato”, ma specifica che questa libertà può essere ristretta se necessario per la pubblica sicurezza o per motivi “morali”, come quelli citati dal Primo Ministro francese Manuel Valls che sostiene che il burkini è “incompatibile con i valori della Francia”.

L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questi tempi sono parole prive di fondamenta come quelle di Valls e immagini come queste che mostrano quattro uomini bianchi armati e sostenuti dalla legge, che costringono una donna musulmana velata a svestirsi pubblicamente. Eccola qui, in queste parole e in questa immagine, la propaganda dell’Isis. Più aumentano le persone frustrate per le numerose discriminazioni subite e isolate forzatamente dalla società, e più aumenta il pericolo attentati. Non è una minaccia, è un fatto. Abbiamo bisogno, ora come non mai, di lavorare sull’integrazione e sull’inclusione sociale, non certo il contrario.

Guardo queste immagini e mi chiedo: è questa la Francia di oggi? Una Francia in cui le donne vengono multate perché indossano un semplice velo mentre sono in spiaggia? Dove vengono minacciate da poliziotti armati, pronti a spruzzarle con lo spray al peperoncino al primo passo falso? Dove vengono umiliate davanti ai propri figli e concittadini per aver scelto di vestirsi in maniera diversa? Dove vengono costrette a spogliarsi in nome della libertà e dell’uguaglianza?

È questa la Francia di oggi? Una Francia fatta di divieti, di paradossi e di xenofobia? Una Francia che non vede nulla di islamofobo o misogino in quello che testimoniano queste foto e che, seduta su quella stessa spiaggia, tace di fronte a questa ingiustizia, o peggio, applaude i poliziotti e grida “Tornatene a casa tua”?

Mi rifiuto di crederlo. Cara Francia, torna in te. Stai lasciando vincere la paura, e ora, sono io che comincio ad avere paura di te.


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