Banner donazione
Ultimo aggiornamento ore 09:26
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » News

Milano, un padre prende a botte la figlia neonata: desiderava un maschio

Immagine di copertina

A Milano un uomo ha assunto atteggiamenti estremamente violenti nei confronti della figlia e della moglie. Il Gup lo ha condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere

La colpa è essere femmina. E così un uomo di 30 anni, di origine afgana ma che viveva a Milano, ha picchiato più volte la figlia di poco più di un anno perché voleva un bambino.

Ma non si è fermato qui: la moglie, anche lei straniera e proveniente dal Pakistan, è stata colpita ripetutamente con calci, pugni e cinghiate. Il Giudice dell’udienza preliminare di Milano, Guido Salvini, ha condannato l’uomo a tre anni e otto mesi di carcere con rito abbreviato.

Le accuse sono maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale. Il 30enne dovrà anche risarcire la moglie per danni pagando una multa di 20mila euro. Il giudice ha disposto, inoltre, la sua espulsione a pena espiata.

Tutte le violenze in casa prima dell’arresto

Il condannato, prima dell’arresto avvenuto ad agosto, secondo l’accusa aveva sottoposto le due donne ad atti di violenza fisica e psicologica. La bambina, nata nel febbraio 2017, in più occasioni è stata presa a schiaffi per il suo sesso.

“Se chiami la polizia ti uccido” intimava l’uomo alla moglie, che veniva percossa persino con un cavo del caricabatteria di un cellulare e con una cinghia di una borsa. Durante i maltrattamenti le era stato imposto di non alzare lo sguardo da terra. Una volta era stata ferita con la lama di un coltello alla gamba destra.

Oltre a ciò l’uomo è stato condannato per sequestro di persona: aveva rinchiuso la moglie nell’abitazione, impedendole di uscire tra marzo e giugno. La donna per tre volte è stata costretta a subire abusi sessuali.

L’arrivo in Italia e la svolta della violenza

La giovane donna, una 22enne che in Pakistan faceva l’insegnante, si era sposata nel suo Paese nel 2014. Il marito successivamente era partito per l’Italia e così lei lo aveva raggiunto a marzo 2018. Da quel momento in poi ha avuto luogo l’escalation di violenza.

Grazie al sostegno di un conoscente, la donna ha contattato il centro antiviolenza della clinica Mangiagalli e ha sporto denuncia. Ora si trova in comunità con la figlia. Tornare in patria sarebbe rischioso per entrambe.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Biden: "Israele ha il diritto di difendersi, appoggiamo il cessate il fuoco". Ma la tregua è lontana
Esteri / “Palestinian lives matter”: ora non è più solo Bernie Sanders a criticare Israele nel Congresso USA
Esteri / Associated Press chiede un’inchiesta indipendente sul bombardamento del palazzo dei media a Gaza
Ti potrebbe interessare
Esteri / Biden: "Israele ha il diritto di difendersi, appoggiamo il cessate il fuoco". Ma la tregua è lontana
Esteri / “Palestinian lives matter”: ora non è più solo Bernie Sanders a criticare Israele nel Congresso USA
Esteri / Associated Press chiede un’inchiesta indipendente sul bombardamento del palazzo dei media a Gaza
Esteri / “Bill Gates ha lasciato la presidenza Microsoft a causa di una relazione con una dipendente”
Esteri / Gerusalemme, crolla la tribuna di una sinagoga: almeno 2 morti e 130 feriti
Esteri / Giornalista palestinese incinta uccisa dalle bombe a Gaza: aveva 30 anni
Esteri / Nuovi raid su Gaza e razzi su Israele. L’Autorità palestinese: “Finora abbiamo avuto 220 morti”. Ucciso alto comandante Jihad Islamica
Esteri / La torre Al Jala, sede di Ap e Al Jazeera, si sbriciola in una nuvola di fumo
Esteri / Pioggia di razzi su Tel Aviv, Israele reagisce con 150 raid aerei. Netanyahu: "Ci vorrà ancora tempo ma ce la faremo"
Esteri / Casa bombardata a Gaza, morti 8 bambini e 2 donne