La resistenza del parroco pistoiese che accoglie i migranti: “Voglio proprio vedere se la polizia ha il coraggio di entrare in chiesa”

Don Massimo Biancalani racconta a TPI i primi effetti del decreto Sicurezza e la posizione di difficoltà in cui oggi si sentono alcuni uomini di Chiesa

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 17 Dic. 2018 alle 13:53 Aggiornato il 18 Dic. 2018 alle 13:36
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Immagine di copertina

“Vicofaro sta continuando ad accogliere in proporzioni sempre più grandi: un po’ l’emergenza freddo, un po’ per gli effetti del decreto Salvini, stanno arrivando molti ragazzi giovanissimi. Sono ragazzi che anche se in possesso di un permesso umanitario si trovano a dormire spesso in stazione a Firenze, Prato, Pistoia. Da noi arrivano due-tre persone a sera. Situazione insostenibile, non abbiamo più spazio”.

Don Massimo Biancalani, il parroco pistoiese di Vicofaro che accoglie i migranti nella sua parrocchia, è stato più volte al centro delle cronache nazionali sia per il suo centro di accoglienza, sia per le schermaglie con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. A TPI racconta i primi effetti del decreto Sicurezza e la posizione di difficoltà in cui oggi si sentono alcuni uomini di Chiesa.

“Gli ultimi spazi rimasti sono quelli della chiesa, dello spazio liturgico, con alcune decine di persone. Una volta finito quello spazio lì, siamo impossibilitati, oggi ci sono circa 120 persone. Abbiamo fortunatamente una chiesa grandissima, ma abbiamo all’interno dell’aula liturgica 50 persone”.

C’è un incremento delle persone che chiedono accoglienza?

Abbiamo già alcuni casi di ragazzi che vengono estromessi dagli Sprar, perché hanno un permesso umanitario, permesso che è stato abolito e sostituito da un permesso speciale. Lo Sprar ora avrà un’altra finalità. In tanti mi dicono che Province e Prefetti stanno intimando alle cooperative di estromettere queste persone.

Il presidente della Regione Toscana però sembra volersi opporre…

Sì, Enrico Rossi sta pensando a delle normative regionali che consentono, nonostante il decreto Salvini, di garantire l’assistenza sanitaria e l’accesso all’istruzione ai migranti.

Quella del governo è una politica che io non capisco, davvero irresponsabile.

Questo governo è fatto da persone che si dicono fortemente legate alla Chiesa, poi però, allo stesso tempo, giovani che manifestano con un cartello recitante “ama il prossimo tuo” vengono fermati dalla polizia. Lei cosa ne pensa?

Siamo di fronte a una politica scaltra, certi personaggi politici sanno bene che in questa Italia secolarizzata la Chiesa continua ad avere un certa influenza, sapendo questo, brandiscono il rosario o il Vangelo. Magari non hanno mai recitato il rosario o letto il Vangelo.

È una politica di bassissimo profilo anche culturale, furba, si approfitta di tutto. Certi movimenti hanno poco a che fare con la dottrina sociale della Chiesa. Basta confrontare le parole del Papa con quello che viene fatto a livello politico.

C’è tutta una destra religiosa che non condivide la linea del concilio e di papa Francesco, sono realtà piuttosto consistenti oggi. Realtà religiose che con il magistero attuale hanno poco a che fare. Sono quelle forze che poi si riversano in Fratelli d’Italia, nella Lega, o in movimenti come Forza Nuova.

Esistono oggi delle contraddizioni vere che indispongono prima di tutto noi che siamo preti.

Fanno scaolpore preti come Farinella che ha annunciato che non celebrerà la messa di Natale per protestare contro il decreto Salvini. Lei cosa ne pensa?

Capisco quello che intendono dire, io ho fatto un altro tipo di scelta. Don Farinella è un intellettuale, un prete, non ha una parrocchia. Capisco il significato che vuole comunicare però io ho fatto un’altra scelta, ho messo i migranti in chiesa. Noi siamo una parrocchia, questa è la più grande di Pistoia. Io fossi in lui avrei messo i migranti in chiesa come significato, ma ognuno ha un suo profilo. Anche la nostra scelta ha allontanato molti fedeli.

La Chiesa perde fedeli ed è combatutta tra il vecchio e il nuovo. In che posizione sono preti e sacerdoti?

C’è un trend dovuto a fattori che mostra come un po’ in tutti i paesi occidentali secolarizzati le percentuali di fedeli si siano ridotte, d’altra parte è vero: fare certe scelte allontana un po’ di persone. Si sono allontanati un po’ di fedeli legati al santuario, alle gite, a Lourdes. Però abbiamo avvicinato tante persone, cosiddette laiche, che magari non vengono tutte le domeniche a messa ma arrivano qui a dare il loro contributo.

Ma qualunque siano i numeri, si deve sempre svolgere dal Vangelo, che siano 10 o 100 fedeli. Io non sto più a contare quanti siamo a messa, certo una chiesa piena mi fa piacere.

La questione migranti aggrava la vostra posizione?

La linea sul tema specifico dei migranti è un pensiero unico che si è affermato nel paese, un pensiero negativo. Tutti coloro che invece propongono una realtà diversa sono banditi, già da Mimmo Lucano. Chiunque dimostra che si può fare un lavoro positivo di accoglienza viene ostacolato.

Lei oggi come si sente?

Sono contento di quello che faccio come cittadino e come prete, ma ancora viviamo un certo isolamento, l’avversione della politica. È una partita molto aperta la nostra. In un certo senso, rispetto a Riace, il fatto di essere chiesa ci ha tutelato. Se la polizia decidesse di farci chiudere, vorrei vedere se avrebbe il coraggio di entrare in chiesa.

Mi possono anche accusare di traffico illecito dell’immigrazione clandestina – cosa che ovviamente non facciamo – ma restiamo una realtà religiosa che ha il dovere di contrapporsi in nome dell’umanità, dell’ispirazione evangelica.

Non abbiamo ragazzi in condizione di clandestinità, ma nei prossimi mesi potrebbero arrivare persone che, con gli effetti del decreto Salvini, potrebbero posizionarsi in condizioni di clandestinità. A quel punto non me la sentirei di segnalarli alla Questura. La situazione non è semplice.

Un messaggio per Salvini?

Con Salvini abbiamo una schermaglia legale in corso, la partita con il ministero dell’Interno e Salvini è ancora aperta. Alla politica direi che così è inaccettabile, sia da un punto di vista umano che religioso. Il decreto Salvini contraddice a mio parere l’articolo 10 della Costituzione. 

Voi continuerete questa forma di resistenza?

Sì, noi già siamo in disobbedienza civile perché ci dicono di non accogliere e continuiamo a farlo, stiamo camminando su un crinale molto stretto, perché i ragazzi sono tanti, i problemi sono all’ordine del giorno, ma noi continuiamo perché la coscienza ce lo chiede.

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