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Il papà di Ramy, 13enne eroe che ha salvato i compagni sul bus in fiamme: “Sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 21 Mar. 2019 alle 15:44 Aggiornato il 26 Mar. 2019 alle 17:00
Immagine di copertina

Rami è il 13enne che il 20 marzo ha salvato i compagni dalla tentata strage su uno scuolabus a San Donato Milanese. Qui TPI aveva raccontato la sua storia e la testimonianza dei drammatici momenti sul bus che l’autista ha incendiato.

“Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana”, ha commentato il padre, Khalid Shehata.

Il ragazzo, definito “eroe” per la sua prontezza d’animo, ha nascosto il cellulare al sequestro dell’autista, e ha chiamato di nascosto il 112 per dare l’allarme.

“Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005, ma siamo ancora in attesa di un documento ufficiale. Vorremmo tanto restare in questo Paese. Quando ieri l’ho incontrato l’ho abbracciato forte”, ha detto il padre al Corriere della Sera.

“Rami è stato furbo: aveva nascosto il cellulare, ha fatto le prime chiamate al 112. A un certo punto gli è caduto per terra, senza farmi vedere sono andato a raccoglierlo e l’ho passato ad Adam, dietro di me. A quel punto Adam ha chiamato i genitori”, ha raccontato un compagno di classe del ragazzo.

“Mamma ci stanno uccidendo, aiuto!”: la drammatica telefonata di uno studente che era sul bus incendiato

Sia Rami che Adam sono nati in Italia ma non hanno la cittadinanza italiana, perché i genitori sono stranieri. Potranno chiederla solo al compimento dei 18 anni, dal momento che in Italia non esiste lo Ius soli, la legge che consente la cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori.

I genitori di Rami sono di origine egiziana, quelli di Adam marocchina, entrambe le famiglie vivono in Italia da quasi 20 anni.

“Non ho fatto domanda perché per un anno ho lasciato l’Italia e quindi la mia residenza non risulta continuativa: mi servirebbe un avvocato ma abbiamo sempre cercato di risparmiare”, ha detto il padre di Adam all’agenzia Agi.

Una vicenda simile quella del padre di Rami: “Non sono mai riuscito a mettere insieme le carte necessarie per fare la domanda, ma questo Paese lo sento come mio. Anche per questo sono così orgoglioso di mio figlio che lo ha difeso”.

Rami ha raccontato ai giornalisti di sentirsi metà italiano e metà egiziano e sul gesto ha detto: “Non l’ho fatto per sentirmi un eroe, l’ho fatto per salvare i miei compagni”.