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Ora il terrorismo si concentra sui soft target

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Secondo l'analisi dell'ISPI, negli ultimi anni i terroristi stanno colpendo sempre più i cosiddetti soft target, come chiese, scuole, ospedali o manifestazioni

L’attentato di ieri sera sulla Promenade des Anglais di Nizza colpisce un paese, la Francia, che nell’ultimo anno e mezzo ha subito numerosi attacchi terroristici. Da Charlie Hebdo al Bataclan fino a Nizza sembra confermarsi l’attenzione dei jihadisti verso i cosiddetti soft target, ossia obiettivi scarsamente protetti e perciò più vulnerabili.

Superato indenne l’evento che sembrava poter catalizzare le attenzioni dei gruppi terroristici, i campionati europei di calcio, la Francia si scopre nuovamente sotto attacco. L’utilizzo di un veicolo contro la folla non è una novità nel panorama degli attentati terroristici.

Infatti, sia in Medio Oriente sia in Europa (proprio in Francia, a Nantes e a Dijon nel dicembre del 2014) sono stati condotti diversi attacchi con questa modalità. Nonostante la legislazione d’emergenza, le misure di sicurezza (guarda l’infografica), e l’opera di controllo e prevenzione, Parigi, ma al contempo tutto il mondo occidentale e mediorientale, non sembra poter arginare il fenomeno le cui motivazioni appaiono sempre più complesse e radicate nel contesto globale e in quelli locali.

Perché ancora la Francia?

La Francia continua a pagare il prezzo più alto dell’offensiva terroristica in Europa. Tra i possibili fattori, una forte presenza di gruppi estremisti, la maggiore esposizione del paese sulla scena internazionale e il fatto che nei quartieri ghetto, a Parigi ma anche nelle città più piccole, criminalità e radicalizzazione trovino il terreno di coltura ideale.

Colpire la festa nazionale, inoltre, rappresenta un chiaro sfregio allo stato e alla società francese. Non è azzardato – sostiene Massimo Nava del Corriere della Sera – intravedere una cinica volontà di aggravare la crisi sociale e politica del paese, di destabilizzare governo e istituzioni, di allargare il solco fra le forze politiche e le diverse componenti sociali.

Le misure antiterrorismo del governo francese

A seguito dell’attacco di Nizza, il governo ha deciso di prolungare lo stato di emergenza, proclamato dopo gli attacchi al Bataclan dello scorso 13 novembre. Le nuove misure (guarda l’infografica) prevedono la detenzione temporanea per chiunque sia considerato una minaccia per la sicurezza nazionale e consentono alle forze di sicurezza di svolgere perquisizioni anche senza mandato.

È inoltre possibile chiudere siti considerati pericolosi e sospendere la circolazione dei mezzi pubblici in circostanze straordinarie. Una nuova legge approvata a maggio 2015 consente la detenzione dei foreign fighters e un uso meno restrittivo delle armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza francesi.

Nuovi poteri sono stati concessi all’intelligence per controllare i familiari dei sospettati di terrorismo. In questa analisi, realizzata in vista degli campionati europei di Francia, François Daguzan, Fondation pour la Recherche Stratégique (FRS), mette in evidenza tutte le misure adottate dall’esecutivo per combattere il fenomeno terroristico.

Soft target: i nuovi obiettivi della strategia terroristica

Negli ultimi anni, gli attacchi terroristici si stanno orientando sempre più verso i cosiddetti soft target, decisamente più vulnerabili rispetto agli hard target (gli obiettivi sensibili). I soft target includono chiese, scuole, ospedali, centri commerciali o manifestazioni. Tutti luoghi caratterizzati da una grande presenza di pubblico e dove è più difficile garantire un alto livello di sicurezza. In questa analisi, realizzata in vista degli Europei di Francia, Marco Lombardi e Giovanni Pisapia, Università Cattolica, mettono in luce i rischi di questa trasformazione e delineano alcune possibili misure per far fronte a questa minaccia.

Rapporto ISPI: Jihadist Hotbeds. Understanding Local Radicalization Processes

Il giorno dopo il terzo grande attentato terroristico in Francia negli ultimi due anni, diventa ancora più importante indagare le cause del processo di radicalizzazione. Grazie ai contributi di numerosi esperti internazionali, il nuovo Rapporto ISPI, curato da Arturo Varvelli, approfondisce i fattori che spiegano come alcuni quartieri, città o territori siano diventati “focolai” jihadisti in Europa, negli Usa, in Medio Oriente e nel Caucaso.

— L’analisi è stata pubblicata da ISPI con il titolo “Nizza: la Francia si riscopre vulnerabile” e ripubblicata in accordo su TPI con il consenso degli autori 

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