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Incidente Zurigo, la vittima italiana è Nicoletta Nardoni: oggi avrebbe compiuto 38 anni

Immagine di copertina

La donna si stava recando a Stoccarda per trovare il padre e il fratello, impiegati in un ristorante italiano

La donna che ha perso la vita nell’incidente del Flixbus partito da Genova avrebbe compiuto oggi, 17 dicembre 2018, 38 anni. Si chiamava Nicoletta Nardoni e si stava recando a Stoccarda per trovare il padre e il fratello, impiegati in un ristorante italiano, ma è rimasta coinvolta nello schianto dell’autobus low cost diretto a Düsseldorf.

La donna è morta a seguito delle ferite riportate nell’incidente, in cui sono rimasti feriti anche altri 43 passeggeri, tra cui 10 russi.

Impiegata nella caffetteria della stazione dei treni di Mozzate, in provincia di Como, Nicoletta Nardoni era nata a Saronno: lascia il marito e due figli.

Il Consolato generale italiano a Zurigo sta seguendo la vicenda e ha fornito assistenza agli italiani coinvolti nell’incidente e alle loro famiglie.

L’incidente – Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2018 un pullman collegato alla società Flixbus si è schiantato contro un muro in autostrada a Zurigo, probabilmente a causa dell’asfalto innevato. (qui le immagini)

Nello schianto è morta una donna italiana di 37 anni, Nicoletta Nardoni. A bordo c’erano in tutto 16 cittadini italiani. I due autisti dell’autobus sono entrambi italiani e uno di essi rischia la vita. I due hanno 57 e 61 anni: il primo era al volante al momento dell’incidente. Sono entrambi ricoverati e il 61enne è il più grave.

Il bus era partito da Genova ed era diretto a Düsseldorf.

L’incidente è avvenuto in un punto critico dell’autostrada, all’altezza di una deviazione a destra su una strada secondaria su cui si immette la A3, dopo che il progetto degli anni Sessanta per il proseguimento su una tangenziale che doveva attraversare Zurigo fu abbandonato a causa delle proteste.

Al momento dell’arrivo dei soccorsi molte persone erano ancora incastrate tra lamiere, secondo quanto riferisce Corriere Ticino. “C’era chi urlava, altri erano calmi, abbiamo dovuto agire con attenzione e senza fretta”, ha spiegato una portavoce.

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