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Napoli, medico si rifiuta di praticare l’aborto su una paziente: “Sono obiettore”. Ma la Asl lo licenzia

Immagine di copertina
Credit: Afp

La donna, alla 18esima settimana di gravidanza, era arrivata al pronto soccorso in gravi condizioni: il medico di turno, obiettore, si è rifiutato di intervenire

Era arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano in Campania in gravissime condizioni. Era alla 18esima settimana di gravidanza e stava rischiano la vita ma il medico, uno specialista ginecologo obiettore, si è rifiutato di intervenire. Avrebbe dovuto praticare un aborto farmacologico perché la donna, arrivata in travaglio, stava espellendo il feto già privo di battito.

Il dottore ha invocato l’obiezione di coscienza e, nonostante le ripetute richieste delle infermiere di turno, non ha mosso un dito. Ora è stato licenziato, con l’accusa di omissione di soccorso.

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, la donna, arrivata al pronto soccorso nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio 2018, necessitava di un intervento immediato. Il medico di turno, nonostante la gravità delle condizioni di salute della paziente, si è rifiutato di intervenire sottolineando che, essendo obiettore di coscienza, in quella circostanza l’intervento non rientrava nelle sue competenze.

L’infermiera, per evitare un tragico epilogo, si è allora rivolta a un secondo medico, non obiettore, che era a casa e non in servizio. Sotto le insistenze dell’ostetrica, il dottore ha raggiunto l’ospedale e, di fronte allo stato clinico della donna, è intervenuto immediatamente. E ha denunciato il collega ai vertici della Asl Napoli 2 Nord da cui dipende il presidio ospedaliero.

La Asl ha deciso il licenziamento senza preavviso, approvato dal direttore generale Antonio D’amore.

“La giustificazione addotta dallo specialista di guardia inadempiente non è stata ritenuta valida. Voleva far intendere che infermiera e ostetrica non lo avessero avvertito. Insomma che loro avevano mentito e lui diceva il vero. E questo non è risultato dall’indagine”, ha detto Virginia Scafarto, direttrice sanitaria dell’Azienda.

Silvana Agatone, ginecologa romana e presidente della Laiga (Libera associazione italiana ginecologi per applicazione della legge 194), ha commentato: “L’obiezione di coscienza esenta dal compiere atti che inducono l’aborto, ma non esonera dal dovere di legge di prestare assistenza”.

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