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“Io, trattata come una feccia dalla multinazionale dei pelati Princes”: storia di Margherita, mamma di 2 figli

Margherita è una delle lavoratrici a cui è stato comunicato che 1 marzo la multinazionale di pelati Princes S.r.l, proprietà di Mitsubishi, chiuderà lo stabilimento di Angri, in provincia di Salerno. Così 55 dipendenti rischiano di perdere il posto se non si trasferiscono a Foggia, lasciando famiglia e mutuo alle spalle. 156 chilometri di distanza e una città agli ultimissimi posti per qualità della vita in Italia.

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 30 Gen. 2019 alle 19:23 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:03
Immagine di copertina

“Mi stanno rovinando la vita. Vogliono farmi perdere tutti i sogni che avevo costruito ad Angri, la mia terra: non abbandonerò né la mia casa, né i miei figli”: a parlare a TPI è Margherita (nome di fantasia), una delle 55 persone, per la maggioranza mamme, che rischiano il posto di lavoro per il trasferimento della multinazionale del pomodoro pelato Princes S.r.l., proprietà di Mitsubishi, da Angri, in provincia di Salerno, a Foggia [ne abbiamo parlato qui].

La “pummarola n’coppa” campana verrà sradicata dalla sua casa naturale e così anche Margherita. “Se non a Napoli, dove? Parlano di eccellenza, vendono l’immagine all’estero, e poi?” si infuria la lavoratrice.

Il trasferimento dell’azienda è previsto per il primo marzo. “Chi non vuole seguirla e andare a Foggia… È fuori dai giochi”, dice disperata la dipendente.

Durante l’incontro in cui le hanno comunicato del trasferimento, Margherita si è messa a piangere. “Mi hanno suggerito di fare ‘la decisione giusta’ il primo marzo. Ma qual è la decisione giusta? Stare lontano dalla mia famiglia e andare in una città che mi fa schifo… Dove avrei paura a uscire di casa per la mafia? Praticamente mi stanno costringendo a licenziarmi”.

L’azienda dei pelati Princes è leader in Europa, ha 14 siti e 7mila lavoratori sparsi per tutto il vecchio continente e un fatturato da oltre 127 milioni euro. TPI ha sottoposto ai vertici della società le accuse che le vengono mosse contro dai dipendenti che non vogliono trasferirsi a Foggia. Princes ha risposto con una nota scritta: “Non c’è nessun licenziamento in atto. Si tratta di un progetto per rafforzare la presenza operativa in Italia attraverso un’unica sede”, si legge nel comunicato.

Margherita ha 43 anni, di cui gli ultimi quindici passati dentro le mura dello stabilimento di Angri. “Anche io sento di aver contribuito al loro fatturato da milioni di euro. Ho dato tutto a questa azienda”, sospira.

Il tasso di disoccupazione in provincia di Salerno è allarmante, 16,3 per cento: “Trovare un lavoro è un miraggio, tutte le mie amiche sono andate via infatti”, spiega la donna, madre di due figli.

Pur di non perdere il posto di lavoro, Margherita ha rinunciato a molte cose nella sua vita. “Quando è nato il mio primo figlio ho lavorato fino al settimo mese con il pancione e ho ricominciato a tre mesi dal parto”, racconta. “Non ho più allattato e mio figlio si è ammalato. Tutto lo stipendio finiva in cure e baby sitter. Ma non potevo mollare, ad Angri non si trova un altro lavoro così”.

Altamente professionalizzata, specializzata in software e vendita del marchio di conserve “Napolina” (il nome del maggiore prodotto della Princes S.r.l.) ai grandi distributori di pasta come Garofalo o Voiello, Margherita non si è mai tirata indietro per nessun cambiamento: “Sono passata tranquillamente da un settore all’altro, ma questa volta mi stanno chiedendo troppo. Come posso andare a tre ore di macchina dai miei due figli piccoli e da mio marito, che solo adesso sta iniziando a guadagnare un po’ di più?”.

La donna si è sentita “tradita” dalla multinazionale: “Mi hanno trattato come una feccia, come un numero. Sto passando dei momenti di grande depressione”, mastica amaro.

Il problema che affligge Margherita riguarda tutte le mamme dell’azienda. Roberta, ad esempio, è l’unica che lavora in famiglia perché suo marito è stato licenziato. Cinzia, che da trent’anni lavora per Princes, ha appena partorito il terzo figlio e non vuole andare a Foggia perché sua madre è malata e deve restarle vicina, ad Angri. C’è anche chi ha appena iniziato a pagare il mutuo, come Claudia: “Desideravo una casa mia da quando sono piccola: ora posso permettermela e vogliono di nuovo togliermi tutto”, dice.

Secondo Margherita, “l’azienda non è stata trasparente, o etica come si vanta di essere”. “Nella nota di trasferimento non si fa il minimo accenno alla bomba sociale che stanno creando. Ci vogliono deportare”, osserva.

Dei 55 lavoratori a cui viene richiesto di spostarsi, almeno 29, gli iscritti al sindacato Cisal (non riconosciuto dall’azienda), mantengono una posizione molto salda: non andranno a Foggia. E Margherita è tra questi.

Che ne sarà di chi rifiuta l’offerta di trasferimento in Puglia? La Princes propone 9 mensilità (circa 10mila euro) di buonuscita. “Ci sono persone che lavorano qui da venti o trent’anni”, fa notare ancora Margherita. “Secondo te una vita, tutti i sacrifici fatti, come il momento in cui ho lasciato mio figlio da solo che rimane un incubo e un rimorso per sempre, valgono solo 10mila euro?”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Poi, c’è qualcuno che, per le sue condizioni, non può rifiutare la delocalizzazione: Giada, mamma di tre figli, separata, ha paura per il suo posto di lavoro. “Devo andare per forza a Foggia. Come faccio se no a dire al mio figlio maggiore che deve smettere di andare all’università perché non riesco più a pagargli le tasse accademiche? Mi sentirei una mamma orribile e incapace”, confessa.

Non è chiaro ancora il vero motivo del trasferimento. La Princes S.r.l. spiega a TPI che “il progetto di concentrazione delle attività presso Foggia garantirà l’integrazione tra produzione e gestione, aumenterà l’efficienza operativa e i livelli di sostenibilità, comunicazione interna e lavoro di squadra”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

I lavoratori sostengono invece: “A noi hanno detto che il problema è l’affitto dei locali. Allora perché rifiutare gli edifici offerti dal sindaco di Angri, per di più locali sequestrati alla camorra, che darebbero una nuova immagine a Princes?”.

“Adesso devo andare”, conclude Margherita. “Sto preparando la cena per i miei figli. Faccio una bella pasta al pomodoro, alla faccia loro”.

La storia – Esclusivo TPI “Trasferisciti a Foggia o sei fuori”, la multinazionale dei pelati Napolina vuole sradicare 55 lavoratori e le loro famiglie da Angri

Come TPI ha raccontato qui, il primo marzo la multinazionale di pelati Princes S.r.l, proprietà di Mitsubishi, chiuderà lo stabilimento di Angri, in provincia di Salerno. Così 55 dipendenti rischiano di perdere il posto se non si trasferiscono a Foggia, lasciando famiglia e mutuo alle spalle. 156 chilometri di distanza e una città agli ultimissimi posti per qualità della vita in Italia. Gli incentivi per il trasferimento? 300 euro lordi al mese (per 1 anno e mezzo). Oppure? 9 mensilità e arrivederci. Storia della delocalizzazione all’italiana di un’eccellenza del pomodoro.

“Il primo marzo o ti trasferisci a Foggia o sei fuori”. Questa frase è stata detta a un lavoratore della Princes S.r.l, la multinazionale inglese da 1.8 miliardi di fatturato e proprietà di Mitsubishi, dal delegato per l’operazione di trasferimento dell’impresa da Angri a Foggia.

La decisione sembra definitiva: dal 1 marzo avverrà la delocalizzazione che ha intenzione di sradicare la storia della produzione di pomodoro italiana dal suo territorio di origine.

Le conserve made in Italy sono famose in tutto il mondo. L’azienda dei pelati Princes Industrie Alimentari (PIA) è leader in Europa nella lavorazione del pomodoro, nasce nel 2012 e ha 14 siti e 7mila persone sparse per tutto il vecchio continente. In Italia lavorano 500 unità, che arrivano a 1600 con i lavoratori stagionali. Per un fatturato dell’azienda di circa 127 milioni di euro.

Trasferimento forzato

La posta in gioco è il futuro di 55 dipendenti, quelli del settore logistico amministrativo, che rischiano il posto di lavoro perché lo stabilimento con sede ad Angri, provincia campana di Salerno, chiuderà.

“Stanno chiedendo l’impossibile – spiega a TPI una delle lavoratrici Princes, in azienda da 14 anni – Come possono intere famiglie con il mutuo da pagare, spostarsi a Foggia? Oppure pensare di andare avanti e indietro con due ore e mezzo di macchina, attraverso strade pericolossissime”.

156 chilometri di distanza da percorrere e la proposta di andare a finire in una città agli ultimissimi posti per qualità della vita a causa della criminalità organizzata.

Proprio per cercare di far sentire la loro voce, il 30 gennaio i dipendenti  si sono ritrovati fuori dai cancelli dell’impresa.

30 gennaio: i lavoratori scioperano davanti ai cancelli della Princes

Mentre il 28 gennaio hanno organizzato un vertice in prefettura a Salerno, insieme ai sindacati Cisal, Cigl e Cisl, per un confronto sulla vertenza Princes. L’obiettivo? Aprire un dialogo con la multinazionale, e fare luce su quella definita dai lavoratori “una deportazione forzata”.

Striscioni, slogan contro il trasferimento e maschere bianche, “perché l’azienda ci ha tolto il volto, ci tratta come dei numeri” spiegano i dipendenti.

La sindacalista della Cisal Lucia Pagano ha detto a TPI: “Siamo contrari alla delocalizzazione della Princes dall’Agro Sarnese Nocerino e non accettiamo che i dipendenti vengano costretti a scegliere tra famiglia e posto di lavoro. Sul caso è stato avvisato anche il ministro Luigi Di Maio: chiediamo di valutare posizioni alternative al trasferimento”.

Nonostante l’incontro in Prefettura però, la decisione sembra essere già blindata. R., 49 anni, ha sottolineato: “Non vogliono sentire il nostro dissenso. Il clima è insostenibile. Il sindacato Cisal non è riconosciuto. E fanno sembrare degli stupidi le persone che non vogliono andare a Foggia”.

28 gennaio: i lavoratori davanti alla prefettura di Salerno

Licenziamento di massa o progetto di rafforzamento?

Non c’è molta scelta per chi non accetterà il trasferimento, o quello che l’azienda chiama un “progetto per rafforzare la propria presenza operativa in Italia attraverso un’unica sede”. “O dentro o fuori”, come hanno detto i vertici dell’impero dei pelati.

Come si legge infatti in un documento interno all’azienda, con data 28 gennaio 2019, “per i lavoratori e le lavoratrici che non intendano trasferirsi, il rapporto di lavoro sarà risolto con una corresponsione di un importo corrispondente a 9 mensilità”.

Il valore della dignità

Un lavoratore ci ha confessato sconsolato: “Non è per niente allettante come offerta: la mia dignità e il mio lavoro di una vita valgono solo 10mila euro?!”.

Tra gli altri “incentivi” che l’impresa offre per coloro che dovessero decidere di spostarsi in Puglia, ci sono i 300 euro lordi in più al mese, per il primo anno e mezzo nella nuova città (come si legge al punto 1 del regolamento). “In teoria servirebbero per pagare l’affitto a Foggia- spiega a TPI una giovane lavoratrice – ma dopo i 18 mesi cosa faccio? E poi come pago il mutuo di là, ad Angri?”

Un bel pelato illuminato dal sole: il marchio “Napolina” di Princes S.r.l. totalizza un fatturato annuo di 127.607.615 euro, equivalente a sei volte quello della Cirio e dieci volte quello di Mutti. Dunque si tratta di un’azienda importante per il sud Italia e per il territorio della Campania.

Inoltre la Princes si vanta di avere “un approccio etico e sostenibile di collaborazione e partnership”, sul sito dell’azienda viene addirittura lanciato il titolo di “100% ethical accreditation”.

Secondo i lavoratori di Angri, “In questo spostamento voluto dall’alto invece non c’è niente di etico. Ci dicono che tutto questo serve per creare sinergia. Nel 2019? Quando facciamo tutto via telematica?! Ma ci facciano il piacere! La verità è una sola: ci stanno costringendo ad auto-licenziarci”.

La replica scritta della Princes S.r.l. a TPI è molto secca su questo tema: “Il sito di Foggia continua a ricevere investimenti di capitale per migliorare la propria efficienza. Il progetto di concentrazione delle attività presso Foggia garantirà l’integrazione tra produzione e gestione, aumenterà l’efficienza operativa e i livelli di sostenibilità, comunicazione interna e lavoro di squadra”.

“Etica? – continua uno dei dipendenti – sono già uscite cose non etiche su di loro. La Princes aveva stretto accordi di fornitura con l’azienda agricola di Rita De Rubertis a Nardò, dove il 20 luglio 2015 è morto il lavoratore sudanese Abdullah Muhamed. Accordi con il caporalato. Figuriamoci se si fa scrupoli per un trasferimento”.  Di questa morsa stretta tra Princes e caporalato ne avevamo già parlato in un’inchiesta, ma i fatti erano stati negati dall’azienda.

Quali sono gli interessi?

Perché spostare un intero modulo operativo da una regione ad un’altra? Una fonte interna all’azienda dice a TPI: “Potrebbe essere la prima avvisaglia di un taglio generale del personale. Foggia è solo il primo passaggio. La Princes perde 20 milioni in più di anno in anno, senza mai comunicarlo all’esterno. Si stanno solo tenendo buoni i giapponesi”.

I giapponesi sono i “piani alti” della Mitsubishi, che degli oltre 42 milioni di perdita annua che effettivamente risultano dalle visure camerali, non hanno ancora mai chiesto conto.

“Il fatto è che da Liverpool e dal Giappone non sono al corrente di tutto” continua la nostra fonte.

L’affitto da pagare

Uno dei costi diventato insostenibile, secondo l’azienda, è l’affitto dei locali ad Angri. L’amministrazione locale, conoscendo il valore economico della Princes per il territorio, ha offerto gratuitamente degli edifici sequestrati alla Camorra nella provincia.

La Princes rifiuta e va avanti.

A Foggia verrà costruito un nuovo polo industriale, nella Località Incoronata della città. Ma forse, non sarà riempito dai cinquanta lavoratori che hanno già un affitto o un mutuo da pagare a Angri. E che vogliono restare lì.