A 50 anni dalla morte dell’anarchico Pinelli, il ruolo dei servizi segreti resta ancora un mistero

Di Paolo Brogi
Pubblicato il 1 Lug. 2019 alle 17:09 Aggiornato il 1 Lug. 2019 alle 17:53
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Immagine di copertina
Giuseppe Pinelli

Qual è il ruolo dei servizi segreti nella morte di Pinelli?

Cinquanta anni fa mentre ancora erano in corso i funerali delle vittime della strage di Piazza Fontana un innocente moriva durante un interrogatorio nella Questura di Milano. Il ferroviere quarantunenne Giuseppe Pinelli, anarchico, bersaglio di una ignobile montatura che cercava di nascondere i veri responsabili dello stragismo fascista, cadeva dal quarto piano della Questura. “Vittima due volte – così lo ha ricordato il presidente Napolitano nel 2009 durante la Giornata per le vittime del terrorismo – prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine”.

Nessuno ha pagato per questa scia di morti che ha trasformato l’Italia inaugurando una lunga stagione di stragi e di attentati alla democrazia. Ma chi c’era davvero in quelle ore nella Questura di Milano?

Qual è il ruolo dei servizi segreti nella morte di Pinelli? Il libro

È stato questo il timone che ha guidato la mia inchiesta raccolta poi nel libro Pinelli. L’innocente che cadde giù da poco in libreria per l’editore Castelvecchi.

Dalle carte desecretate dell’Archivio Centrale dello Stato dove ho condotto parte importante di questa nuova ricerca sulla morte di Pinelli escono fantasmi infestanti, i funzionari del servizio segreto del Viminale, gli Affari Riservati, calati in massa a Milano dopo la strage del 12 dicembre del 1969 e mai sentiti dagli inquirenti di allora.

Erano in tanti, al seguito di Silvano Russomanno, braccio destro del capo del servizio. Ed erano i “padroni” delle indagini, come afferma spavaldamente uno di loro. “Portammo noi la lista degli anarchici”, rivela l’altro capo Francesco D’Agostino. Che ruolo ebbero negli interrogatori di Giuseppe Pinelli bersaglio di una ignobile montatura che cercava di nascondere i veri responsabili dello stragismo fascista?

Qual è il ruolo dei servizi segreti nella morte di Pinelli? Nessun risposta

È una domanda a cui non è stata data finora nessuna risposta.

L’ho riproposta ascoltando anche i ricordi di dolore delle due figlie di Pinelli, Claudia e Silvia che all’epoca erano bambine, mentre ripercorrevano per questo testo le tappe di una lunga storia che non ha ancora avuto giustizia. Inedita la confessione del magistrato “democratico” Gerardo D’Ambrosio, il secondo inquirente di allora, che poco tempo fa ha privatamente ammesso con loro di aver fatto quello che poteva: “Avevo tutti contro…”. E infine dalle carte ecco riemergere un graffio sulla mano del brigadiere Panessa, il poliziotto più vicino a Giuseppe Pinelli quella tragica notte…

Ricordando Piazza Fontana

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