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Mio figlio, bloccato in Mauritania da 20 mesi, merita di essere salvato come Del Grande

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Cristian Provvisionato è detenuto in Mauritania da agosto 2015. La madre sta compiendo una marcia da Siena a Roma per richiamare l'attenzione sulla vicenda

Da venti mesi, poco meno di due anni, è bloccato in Mauritania senza che la diplomazia italiana sia riuscita a ottenere alcun risultato: niente Natale, niente Pasqua, niente parenti o fidanzata: questa è la storia di Cristian Provvisionato, 43 anni, bodyguard di Cornaredo, in provincia di Milano.

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L’uomo è trattenuto in Mauritania da agosto del 2015 per una presunta truffa informatica subita dal governo locale da alcune società che vendono software-spia. 

Ma Cristian non è accusato di nulla, il governo mauritano lo trattiene “come figura di garanzia” poiché ritiene di aver subìto una truffa di un milione e mezzo di euro ad opera di un pool di società estere. Tra queste, un’azienda milanese, quella che nell’agosto del 2015, appunto, ha convocato Cristian in Mauritania per sostituire un informatico.

“Lo sappiamo tutti che mio figlio è innocente”, ha spiegato Doina Coman, madre di Cristian, a TPI. “Non ci sono capi d’accusa su di lui, è una sorta di ostaggio politico, ci sono altri interessi in mezzo, la questione è ormai tra l’Italia e la Mauritania”.

Cristian è sì bloccato nella caserma dell’antiterrorismo della capitale Nouakchott, ma da cittadino che non ha commesso reati: “ha un cellulare, lo sento tutti i giorni e può liberamente circolare nella caserma, il punto è che non può lasciarla”, spiega Doina. 

Una vicenda dai contorni paradossali: “Cristian era stato convocato dal titolare dell’azienda con la quale collaborava per una sostituzione, gli era stato detto che doveva fare solo una presentazione e che dopo 15 giorni sarebbe rientrato in Italia”, racconta la madre.

Ma in Italia non ci è più tornato, la presentazione non l’ha mai fatta, e quindici giorni dopo il suo arrivo, nella sorpresa più totale, sono scattate per lui le manette.

Da allora la vita di Cristian si è fermata: “Mio figlio è diabetico e da quando è lì ha perso trenta chili. Dal primo maggio inizierà lo sciopero della fame, il ministero degli Esteri deve fare qualcosa per riportarlo in Italia anche se sostiene che non sia suo compito”.

La madre di Cristian è determinata affinché la situazione esca dallo stallo in cui versa da anni. Per richiamare l’attenzione sul caso, Doina ha iniziato una marcia di 250 chilometri da Siena verso Roma sulla via Francigena. 

Una marcia solitaria e disperata fino alla Farnesina, per ridestare l’attenzione su questa vicenda, spesso in ombra. Una vicenda che dopo le ultime cronache riguardanti il giornalista Gabriele Del Grande, da poco rientrato dalla Turchia grazie all’intervento del governo italiano, provoca anche un po’ di amarezza nella madre di Cristian.

“I figli della patria sono tutti uguali, perché mi viene detto che le due questioni sono differenti? Perchè il governo non interviene in modo diretto come è avvenuto per Del Grande? Sono passati due anni e mio figlio è ancora lì, da innocente”, insiste la donna, “tra poco Cristian comincerà lo sciopero della fame, lo stato si muova per evitare un altro caso Regeni”. 

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