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Cassazione riabilita Mimmo Lucano, il sindaco De Magistris a TPI: “Stop agli attacchi contro persone dal cuore grande e mente libera”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 12:24 Aggiornato il 3 Apr. 2019 alle 12:32
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Immagine di copertina

“Ero schierato con Mimmo quando Mimmo lo conoscevano in pochi, quindi stamattina presto gli ho mandato un messaggio, sono molto contento ma la battaglia è ancora lunga perché è un annullamento parziale, c’è ancora da lottare”.

Queste sono le prime parole del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che a TPI commenta la decisione della Cassazione che nella giornata di martedì 2 aprile ha annullato il divieto di dimora a Riace per Domenico Lucano.

“Ho sempre detto che colpire Lucano significa fare un favore alla ‘ndrangheta. L’ho detto il 4 agosto davanti alla sindaca Colau di Barcellona e a Mimmo Lucano, quando ancora non c’era la misura cautelare nei suoi confronti”, afferma il sindaco.

Non manca da parte del sindaco partenopeo una stoccata al governo e a chi in questi mesi ha attaccato ferocemente il sindaco di Riace: “Lo Stato si dovrebbe impegnare per sconfiggere mafia e corruzione non per colpire le persone dal cuore grande e dalla mente libera e dal coraggio come Mimmo Lucano. Non parlo solo per Lucano, ma anche per quelle persone che vengono colpite perché vanno in direzione opposta rispetto al sistema”.

La vincenda giudiziaria di Mimmo Lucano

La misura cautelare era stata disposta dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria lo scorso 16 ottobre nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Locri che ha rinviato a giudizio Lucano.

La Cassazione rileva che non solo non sono provate le “opacità” che avrebbero caratterizzato l’azione di Lucano per l’affidamento dei servizi alle cooperative L’Aquilone e Ecoriace, ma è la legge che consente “l’affidamento diretto di appalti” in favore delle cooperative sociali “finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate” a condizione che gli importi del servizio siano “inferiori alla soglia comunitaria”.

Per questo il riesame deve rivalutare il quadro per sostenere l’illiceità degli affidi.

Mancano indizi di “comportamenti” fraudolenti che il sindaco avrebbe “materialmente posto in essere” per assegnare alcuni appalti senza rispettare le procedure corrette.

“Io mi difendo nel processo e non dal processo, auspico sia fatta giustizia”, ha commentato Lucano.

Per la Cassazione, Lucano ha cercato di aiutare solo Lemlem “tenuto conto del fatto” che il richiamo a “presunti matrimoni di comodo” che sarebbero stati “favoriti” dal sindaco, tra immigrati e concittadini, “poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare”.

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