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Porti chiusi, centinaia di mail di protesta mandano in tilt il sito della Guardia Costiera

Immagine di copertina
Credit: Kay Nietfeld/dpa

Dopo la nota della Guardia Costiera che invitava le navi delle Ong a rivolgersi a Tripoli per richiedere soccorso, dal web è partita un'azione di "mail-bombing" che ha intasato il sito del corpo della Marina Militare

Quasi mille migranti alla deriva su sette barconi e poi tratti in salvo dalla guardia costiera libica e la nave della Ong Lifeline con oltre 230 migranti a bordo che non può attraccare nei porti italiani: la situazione nelle acque del Mediterraneo resta calda e le posizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini non accennano a cambiare. 

La Guardia costiera di Tripoli ha assunto il coordinamento delle operazioni di salvataggio raccogliendo l’invito di quella italiana: una vicenda che si è conclusa con il salvataggio e il ritorno in Libia degli 820 migranti, ma che suscita le ire delle Ong, le preoccupazioni di tanti riguardo al trattamento che subiranno i migranti ‘respinti’, Barcellona che offre un porto sicuro e Malta che accusa l’Italia di essere “disumana”.

Una situazione che è stata particolarmente discussa sul web e sui social network e che si è trasformata in un’azione di “mail-bombing”, lanciata in rete per contestare la nota, pubblicata ieri, con cui la Guardia costiera invitava le navi delle Ong a “rivolgersi a Tripoli per richiedere soccorso”.

Il dissenso viene veicolato dagli hashtag #saveisnotacrime e #apriteiporti, che in breve tempo proliferano sui social. Tutto avviene tra Facebook e Twitter, passando per Whatsapp, lontano dalle piazze. E così, nel giro di poche ore, il server della Guardia Costiera viene sovraccaricato.

Centinaia e centinaia di mail di protesta hanno così invaso la casella postale del sito della Guardia costiera italiana, mandandolo in tilt.

Tutte le mail riportano la stessa dicitura: “Richiesta di immediato ripristino delle operazioni di soccorso in mare nei riguardi delle navi Ong”.

“La Guardia Costiera italiana – si legge nel corpo della mail – ha sempre svolto in questi anni importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone, operando anche al limite delle acque libiche.

Ci chiediamo perché oggi delegando alla Libia, Paese con Governo instabile, non in grado di garantire i diritti fondamentali dell’uomo e ancora priva di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il vostro Corpo, pur eseguendo un comando, intenda vanificare l’importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 ed alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982″.

Nel frattempo, il ministro dell’Interno è partito per la Libia, dove incontrerà le autorità del governo di Tripli, guidato da Fayez al Serraj, per discutere sui temi dell’immigrazione e del sostegno italiano alla riorganizzazione delle forze di sicurezza libiche.

Salvini ha postato su Twitter un selfie e alcune foto che lo ritraggono a Ciampino e sull’aereo militare in partenza per il nord Africa. “Missione Libia si parte”, ha scritto il ministro.

Il rientro è previsto in giornata. Alle 17.30 è in programma una conferenza stampa al Viminale per riferire dell’esito della missione.

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