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Cosa c’è dietro il divorzio tra Mario Calabresi e Repubblica

Dissidi sulla linea editoriale, il calo di vendite del giornale, contrasti interni: tutte le ipotesi

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 5 Feb. 2019 alle 17:00 Aggiornato il 5 Feb. 2019 alle 19:55
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Immagine di copertina
Mario Calabresi. Credit: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Ha sorpreso tutti, o quasi, la notizia del cambio alla direzione del quotidiano Repubblica, con Mario Calabresi che, dopo tre anni al timone, sarà sostituito da Carlo Verdelli.

Nell’annunciare la fine del suo rapporto con il giornale, su Twitter, lo stesso Calabresi ha specificato che la decisione è stata presa dagli “editori”. Qual è il motivo? Cosa c’è dietro?

Prima di rispondere bisogna chiarire, per chi non lo sapesse, chi sono gli editori di Repubblica.

Il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari fa parte del gruppo editoriale Gedi, a sua volta controllato dalla holding Cir. Entrambe le società fanno capo alla famiglia di Carlo De Benedetti, che ha tenuto in prima persona la proprietà del giornale dal 1979 al 2012. Gedi e Cir sono oggi presiedute da due dei figli di Carlo De Benedetti: Marco e Rodolfo. In sostanza, gli editori sono loro.

Chiarito questo punto, possiamo tornare alla domanda iniziale: perché Calabresi non è più il direttore di Repubblica?

Le ipotesi che sono state avanzate in queste ore sono diverse. C’è chi ha ricordato l’intervista che Carlo De Benedetti rilasciò nel gennaio 2018 a Lilli Gruber, chi indica il calo di vendite del giornale e chi i rapporti interni alla redazione.

In effetti, nel gennaio 2018, De Benedetti, ospite del programma tv Otto e Mezzo, su La7, si lasciò andare ad alcune dichiarazioni molto dure contro la linea editoriale di Repubblica.

Disse che i suoi rapporti con il giornale erano “assenti” e, alla domanda su quale consiglio volesse dare al direttore del giornale (che in quel momento era appunto Calabresi), rispose glaciale: “Mah, sa, Don Abbondio diceva che il coraggio uno non se lo può dare. Se non ce l’ha non se lo può dare”.

Dal giornale gli risposero con un comunicato di redazione: “L’identità e il coraggio che Repubblica dimostra nell’informare i propri lettori e nel portare avanti le proprie battaglie sono vivi e sono testimoniati innanzitutto dal lavoro dei giornalisti che ogni giorno difendono e dimostrano la propria indipendenza senza bisogno che qualcuno”, si leggeva nella nota.

Calabresi replicò direttamente dalle colonne del giornale: “Carlo De Benedetti non ha gradito, tra le altre cose, il breve editoriale con cui la settimana scorsa sottolineavamo come le sue vicende personali non abbiano mai influito sulla linea del giornale. Non ha gradito che non fosse firmato, ma ciò è accaduto semplicemente perché non rappresentava solo il mio pensiero ma il sentire comune di tutta la direzione”, scrisse nel suo editoriale l’allora direttore. E ancora: “Il presidente onorario deve difendere e tutelare l’immagine e l’onorabilità del giornale: il contrario di quanto è accaduto”.

Quando è uscita la notizia dell’avvicendamento tra Calabresi e Verdelli in molti hanno ripensato a quel botta e risposta.

Nel suo messaggio d’addio su Twitter Calabresi ha sottolineato: “La discesa delle copie si è dimezzata: era al 14, ora è sotto il 7”. Il riferimento ai risultati di vendita del giornale potrebbe non essere un caso: forse la proprietà si aspettava di più dal direttore, comunque alle prese con una fase storica avversa ai media cartacei. La ragione del cambio al vertice, insomma, potrebbe essere di natura economica.

A questo proposito, peraltro, va anche ricordato che in questi tre anni alla direzione Calabresi ha condotto in porto un delicato piano di riorganizzazione interna, che ha coinvolto 400 giornalisti.

La decisione della proprietà avrebbe colto di sorpresa lo stesso ormai ex direttore, che secondo il magazine specializzato Prima Comunicazione ora si prenderà una pausa per viaggiare. A Repubblica, intanto, sta per iniziare l’era di Carlo Verdelli [qui abbiamo spiegato chi è].

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