L’intercettazione che incastra Marcello De Vito, il “numero due” della sindaca Raggi in Campidoglio

De Vito, presidente dell'Assemblea capitolina, è stato arrestato per corruzione

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 13:17 Aggiornato il 20 Mar. 2019 alle 17:08
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Marcello De Vito, presidente dell'Assemblea Capitolina. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea comunale capitolina, era il punto di riferimento in Campidoglio, l’avvocato Camillo Mezzacapo il suo intermediario. Dall’altra parte una schiera di imprenditori pronti a pagare tangenti per aggiudicarsi gli appalti pubblici. È il quadro che emerge dall’ordinanza del gip di Roma che ha concesso l’autorizzazione all’arresto per corruzione di De Vito (M5S) nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti per la costruzione del nuovo stadio della Roma.

De Vito è accusato di aver ricevuto pagamenti illeciti dal costruttore Luca Parnasi in cambio di favori nell’aggiudicazione dei lavori per lo stadio che dovrebbe sorgere a Tor di Valle, zona sud-ovest della capitale.

In manette è finito anche Mezzacapo, mentre per l’architetto Fortunato Pititto, legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e per Gianluca Bardelli sono stati disposti gli arresti domiciliari. Nell’inchiesta risultano indagati anche gli imprenditori Pier Luigi e Claudio Toti e Giuseppe Statuto.

Al centro dell’indagine non c’è solo il nuovo stadio della Roma, ma anche gli appalti per gli ex Mercati generali di Roma, in zona Ostiense, e la vecchia Stazione Trastevere.

Secondo il gip Maria Paola Tomaselli, tra Marcello De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo “sussisteva un vero e proprio sodalizio”. In un’intercettazione ambientale nello studio legale di Mezzacapo, risalente al 4 febbraio 2019, si legge nell’ordinanza, i due “discutono dell’attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti”.

“Questa congiunzione astrale tra… tipo l’allineamento della cometa di Halley.. hai capito? cioè è difficile che secondo me si riverifichi così noi… Marce’… dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda… ci rimangono due anni”, dice l’avvocato al presidente dell’Assemblea capitolina.

Per quanto riguarda l’appalto per la costruzione del nuovo stadio della Roma, i pm ricostruiscono presunti versamenti di denaro da parte del costruttore Parnasi in favore del politico pentastellato per il tramite proprio di Mezzacapo.

Nell’ordinanza del gip si legge che per “acquisire il favore di Marcello De Vito, che guidava in qualità di presidente del Consiglio Comunale di Roma Capitale i lavori dell’Assemblea Capitolina riguardanti il progetto per la realizzazione del nuovo stadio della Roma” Parnasi “si è determinato, in adesione ad una specifica richiesta di De Vito, a promettere e poi ad affidare diverse remunerative consulenze all’avvocato Mezzacapo il quale ha operato quale espressione dello stesso De Vito”.

“De Vito avrebbe messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l’azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi”.

Il presidente del Consiglio comunale romano e Mezzacapo, inoltre, avrebbero sfruttato le relazioni dell’esponente M5S con soggetti “chiamati ad intervenire nell’iter amministrativo relativo all’approvazione del progetto di riqualificazione degli Ex Mercati Generali di Roma Ostiense di interesse della Lamaro Appalti, società del gruppo Toti” e dai due fratelli imprenditori si sarebbero fatti promettere e dare denaro.

Il gip rileva che De Vito e l’avvocato “si facevano indebitamente promettere e, quindi dare, da Pierluigi e Claudio Toti, a titolo di prezzo della mediazione illecita finalizzata ad ottenere una interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale nell’ambito del progetto immobiliare su indicato la somma di 110.620 euro corrisposta sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito dalla società Silvano Toti Holding spa allo studio legale di Camillo Mezzacapo e da quest’ultimo trasferito per l’importo complessivo di 48mila euro su conto intestato alla società Mdl srl di fatto riconducibile all’avvocato e De Vito”.

Quanto al progetto di un albergo da costruire all’ex stazione ferroviaria di Trastevere, De Vito e Mezzacapo si sarebbero fatti pagare somme di denaro dall’immobiliarista Giuseppe Statuto “a titolo di prezzo della mediazione illecita finalizzata ad ottenere un interlocuzione diretta con il pubblico ufficiale”: il politico e l’avvocato avrebbero ricevuto in particolare 24.582mila euro corrisposti “sotto forma di corrispettivo di incarico professionale conferito allo studio legale Mezzacapo e da quest’ultimo trasferito per l’importo complessivo di 16.640 euro su un conto intestato alla società MDL Srl di fatto riconducibile allo stesso Mezzacapo e a De Vito”.

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