L’appello di Liliana Segre al ministro Bussetti per salvare la storia: “Ci ripensi, i ragazzi ne hanno bisogno”

La senatrice a vita chiede al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti chiede la reintroduzione della traccia storica

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 26 Feb. 2019 alle 21:07 Aggiornato il 26 Feb. 2019 alle 21:25
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Immagine di copertina
Liliana Segre. Credit: Getty Images

“Un esame di maturità senza la storia mi fa paura”. Così Liliana Segre chiede al ministro dell’Istruzione Bussetti di ripensarci. La senatrice a vita ritiene inaccettabile che il Miur abbia soppresso la traccia di storia dalla prima prova scritta dell’esame e per questo, da mesi ormai, si batte affinché il ministero faccia marcia indietro.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Liliana Segre annuncia di aver chiesto un incontro con il ministro Bussetti. “Vorrei capire il perché della soppressione della storia, che ritengo un atto molto grave. Io mi sono sempre occupata di memoria. Ma memoria e storia vanno insieme”.

Lei, che da 30 anni va nelle scuole a fare testimonianza ai ragazzi sulla Shoah: “Vedo la fatica che talvolta fanno i professori per contestualizzare il mio racconto”. A volte, spiega la Segre, può succedere che non si riesca a portare a termine l’intero programma, ma “sarebbe utile studiare i totalitarismi, i genocidi e la complessità di tutto il Secolo Breve”.

Liliana Segre, sopravvissuta al genocidio degli ebrei, è uno degli ultimi testimoni di quel dramma che segnò il Novecento. “Sono una voce che grida nel deserto dei morti. E cosa succederà quando non ci saremo più? La storia è sempre manipolabile. E, dopo che verranno meno gli ultimi sopravvissuti, la Shoah diventerà una riga nei libri di storia. E più tardi ancora, non ci sarà neppure quella”, spiega la senatrice a vita.

“Trovo assurdo che in tempi come i nostri – nel segno delle parole d’odio – il ministero dell’Istruzione sancisca la marginalità della storia”, continua Segre, che, però, confessa di essere rimasta sbigottita di fronte alla scelta di cancellarne la traccia alla maturità, “ma non totalmente sorpresa: come se mi fosse arrivata la conferma triste di tanti segnali registrati negli ultimi anni. Le cose non arrivano mai di colpo, ma sono l’esito di lunghi processi”.

Liliana Segre si è resa promotrice di una indagine per accertare le motivazioni che hanno portato alla scelta del Miur, ma per ora nulla si muove. “Capisco che ci siano delle priorità, ma sarebbe opportuno partire tempestivamente. Anche per arrivare in tempo per il prossimo anno scolastico: mi piacerebbe che la traccia di storia venisse ripristinata”, spiega Segre.

“Ci diranno che, negli ultimi otto anni, meno del 3 per cento degli studenti ha scelto la traccia storica. Troppo pochi”. Il problema per la sopravvissuta alla Shoah non sta nel numero esiguo di studenti che sceglie di sviluppare la traccia storica, quanto piuttosto nel porsi la domanda sul perché questo accada e su come la storia venga insegnata nelle scuole.

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“I docenti sono ancora capaci di rendere affascinante lo studio del passato? Lo dico con grande rispetto per figure eroiche che in Italia non vedono riconosciuto il proprio ruolo. Che entusiasmo si può coltivare con una remunerazione che svilisce? Detto ciò, io mi imbatto spesso in professori molto bravi e nutro una gratitudine enorme per quello che riescono a fare”, riconosce Segre.

Ma il problema passa anche per il numero di ore spese nell’insegnamento della storia. Da quest’anno, negli istituti professionali, alla storia viene dedicata appena un’ora a settimana: “Forse che chi è destinato al mondo del lavoro debba rinunciare a una bussola fondamentale per orientarsi nel presente?”, si domanda Liliana Segre, lei che la storia l’ha vissuta sulla sua pelle, quando a 13 anni fu deportata ad Auschwitz.

La riconquista della traccia di storia da una parte e dall’altra un’altra grande battaglia, quella contro le parole dell’odio. “Se si ammettono le parole dell’odio nel contesto pubblico, se si accoglie lo hate speech nella ritualità del quotidiano, si legittimano rapporti imbarbariti. Io l’odio l’ho visto. L’ho sofferto. E so dove può portare. Per questo vado a parlare con gli studenti. Gli racconto un passato figlio dell’odio e del rancore disumano e loro mi ascoltano con un’attenzione di cui non smetto di essergli grata”.

La storia, quindi, è fonte di attenzione e attrazione per i ragazzi, al contrario di quanto questo governo crede. “Al ministro Bussetti vorrei riuscire a dire anche questo. Non rubiamo la storia ai nostri ragazzi. Ne hanno un immenso bisogno”, conclude Liliana Segre.

#RiprendiamociLaStoria

E le parole della Segre sono diventate, nel giro di poche ore, un vero e proprio appello. Dal mondo della cultura si è alzato un coro che riconosce con forza l’importanza della storia e chiede la reintroduzione della traccia storica all’esame di maturità.

Roberto Saviano risponde alla senatrice a vita: “Abolire lo studio della Storia mostra come questo sia il governo dell’algoritmo. Non contenuti ma solo trending topic. Non studiare la Storia fa vivere in un eterno presente in cui non solo semplicemente non sai da dove vieni ma non andrai mai in nessuna direzione. Nella logica del social conta solo ora, qui, l’istante. Il resto non è mai esistito e non esisterà”.

Lo storico Umberto Gentiloni scrive: “Conoscere il passato come antidoto per smontare dogmi o facili certezze. ‘Per dirla in una parola, le cause in storia non più che altrove, non si postulano. Si cercano…(Marc Bloch)’. Meglio continuare a cercare”.

Maurizio Bettini, filologo e scrittore, avverte: “I giovani, per loro fortuna, vivono nel presente e nel futuro. Per questo è indispensabile che studino la Storia”.

Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore, spiega: “Ci sarà stato un motivo se i nostri antenati, pur nelle immense difficoltà di una vita durissima, distaccavano un membro del clan per disegnare graffiti sulle pareti della grotta. Avevano bisogno di uno storico che fissasse la loro memoria. Avevano bisogno di ricordare per esistere e progredire. Perché senza Storia non esiste progresso”.

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