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Lega, dietro il riciclaggio dei 49 milioni potrebbe esserci un dirigente di banca vicino al partito

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 10 Apr. 2019 alle 13:01 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 21:54
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Immagine di copertina
Umberto Bossi e Francesco Belsito

Prosegue l’inchiesta giudiziaria relativa ai fondi della Lega e spuntano nuovi importanti dettagli circa il riciclaggio di quei 49 milioni che il partito oggi guidato da Matteo Salvini è condannato a restituire, anche se in comode rate decennali.

Dario Bogni, ex responsabile della tesoreria della Sparkasse – la cassa di risparmio di Bolzano – e da sempre vicino alla Lega, sarebbe coinvolto nel riciclaggio di una parte di quei soldi relativi alla truffa sui rimborsi elettorali per cui sono stati già condannati l’ex segretario del Carroccio Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito.

A credere che il Bogni – oggi residente in Svizzera e dirigente di I Partners, una società che gestisce i fondi di Lugano – sia colui che ha aiutato la Lega a portare quel denaro fuori dall’Italia sono sia la procura che i finanzieri di Genova, i quali sono in possesso di una serie di intercettazioni che sono state trasmesse da Bolzano.

Il piano di Salvini per non restituire i 49 milioni

La procura di Genova, infatti, ha inoltrato una rogatoria in Svizzera per fare luce sui sospetti che, al momento, ammantano l’ex dirigente Sparkasse. La Guardia di Finanza, d’altronde, non ha mai smesso di cercare quei fondi rubati dal partito di via Bellerio (ne furono trovati solo 3) e sta ora inoltre frugando nelle tasche di due associazioni, la “Maroni presidente” e la “Prima il Nord”, perché si ipotizza che esse in passato fungessero da deposito per blindare il patrimonio dagli eventuali sequestri delle Fiamme Gialle.

Per tornare però a Bogni, ricordiamo che fra giugno e settembre 2018 una perquisizione nella sede dell’istituto di credito di Bolzano e una rogatoria in Lussemburgo avevano aperto la pista relativa al trasferimento dei soldi nel Granducato. Quando Bossi lasciò poi la segreteria del partito per consegnarla prima a Roberto Maroni e poi a Matteo Salvini, seguendo la traccia dei soldi questi si vedono trasferire prima tra Milano e Genova con la Banca Aletti, poi all’Unicredit di Vicenza e alla Sparkasse di Bolzano.

Esclusivo TPI: Ecco che fine hanno fatto i 49 milioni della Lega

Una parte di questi, pari a una decina di milioni, sono poi rientrati all’istituto altoatesino prima di essere investiti nel fondo del Lussemburgo Pharus. Proprio da questo sarebbero poi tornati in Italia quei 3 milioni rintracciati sui depositi ufficiali. Ad architettare l’investimento, secondo l’ultima svolta nelle indagini, sarebbe quindi stato Dario Bogni.

Quando la procura ha richiesto di parlare con l’ex dirigente Sparkasse, però, Bogni si è rifiutato e, a quel punto, sarebbe partita la richiesta di rogatoria in Svizzera. I sospetti su Bogni nascono anche a seguito di un’intercettazione del settembre 2018 in cui l’ex dirigente, parlando al ristorante con Sergio Lovecchio, ex ad di Sparkasse, si mostrava molto preoccupato per la rogatoria della magistratura nel Granducato.

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