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Così la Lega vuole “distruggere” il reddito di cittadinanza del M5s

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La Lega ha ormai dichiarato “guerra” al reddito di cittadinanza. La misura simbolo del Movimento 5 stelle non è mai piaciuta agli uomini del Carroccio. Ma questa è storia vecchia.

Nelle ultime settimane, però, in piena discussione con Bruxelles sulla finanziaria, sono iniziate la manovre leghiste per rendere quantomeno digeribile all’elettorato salviniano la misura bollata, fin dall’inizio, come assistenziale.

Prima del via libera di Bruxelles – “con riserva” – alla manovra italiana erano stati due big del Carroccio, Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti, a far capire che il reddito di cittadinanza, così com’era stato partorito dal Movimento 5 stelle, proprio non andava.

Addirittura il ministro alle Politiche agricole Centinaio spiegò pubblicamente che “per il nostro elettorato se bisogna fare qualche passo indietro (sulla manovra, ndr), lo si deve fare sul reddito di cittadinanza”.

Ancora più chiaro e duro Giorgetti. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio “il programma elettorale del M5s al Sud ha registrato larghi consensi perché era previsto il reddito”, una misura che “ha orientato pochissimi elettori delle mie zone”. Ed ecco l’attacco: “Magari è l’Italia che non ci piace, ma con cui dobbiamo confrontarci e governare”.

Ora che la manovra è passata all’esame di Bruxelles e che, con fatica, è stato incardinato il suo percorso parlamentare, la Lega punta, da gennaio, a cambiare quello che viene chiamato non “reddito” ma “sussidio”.

Non sono mere questione terminologiche. In quel “sussidio” c’è tutto il rifiuto leghista di una misura di sostegno alla povertà come il reddito di cittadinanza. L’obiettivo del Carroccio è quello di andare verso un “modello Lombardia”. E a spiegare come la Lega punterà, da gennaio, a distruggere letteralmente il provvedimento M5s è stato Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, che in un’intervista alla Stampa ha spiegato l’intenzione di intervenire in maniera netta sul decreto.

Il reddito di cittadinanza non troverà nessun ostacolo in Consiglio dei ministri. Ma una volta alla Camera, inizieranno le manovre leghisti che, a suon di emendamenti, punterà a fare delle misure previste in Lombardia un modello da applicare anche a livello nazionale: prendere il bonus bebè, unirci l’azzeramento dei ticket sanitaria, sommarci un assegno di 300 euro per l’inserimento lavorativo, valido però solo sei mesi. Questa la ricetta leghista per sostenere le famiglie in povertà.

Ovviamente, il Movimento 5 stelle non accetterà mai una simile controproposta, reputata utile solo nelle Regioni del nord, dove il tasso di disoccupazione è basso. Ma l’idea di dare alla “gente del sud” dei soldi “per restare inattivi” (parole di Molinari), non va giù alla Lega.

Ed è proprio la differenza tra Nord e Sud a spingere la Lega a disinnescare il reddito di cittadinanza: 780 euro a Catanzaro – il ragionamento – valgono molto più di 780 euro a Milano. E il sostegno andrebbe più al Sud che al Nord.

Ma se fino ad oggi Salvini è riuscito a far stare tranquilli i “suoi”, una volta scattato il 2019, anno delle elezioni Europee, sarà difficile contenere il malcontento dei big del Carroccio. Il tutto mentre dall’altra parte il Movimento 5 stelle sospetta un accordo segreto tra a i tecnici del Tesoro, il viceministro Massimo Garavaglia e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti per rimettere in discussione le risorse destinate al sussidio e la corrispondente platea.

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