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L’Italia investe nell’Istruzione solo il 3,8 per cento del Pil. Ed è il dato più disastroso di tutta l’Ue

Di Laura Melissari
Pubblicato il 30 Lug. 2019 alle 17:33 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:05
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Immagine di copertina

Investimenti sulla scuola in Italia: solo il 3,8 per cento del Pil. Ed è il dato più disastroso di tutta l’Ue

Lo Stato italiano investe nell’Università solo lo 0,3 per cento del Pil. È il preoccupante dato diffuso dall’Osservatorio sui Conti Pubblici di Carlo Cottarelli, anticipato dal quotidiano La Repubblica. In termini assoluti si tratta di 5,5 miliardi di euro. E tra i membri Ue l’Italia è quello che investe di meno. Il confronto con gli altri è impietoso: la Germania spende 25,1 miliardi (lo 0,8% del Pil), la Francia 14,9 miliardi (0,6%), la Svezia 5,1 (1,1), la Gran Bretagna 6 miliardi (0,4%).

E non solo per quanto riguarda l’Università, ma in generale per la pubblica istruzione. Dal 2011 l’Italia spende ogni anno complessivamente per tutti i gradi di istruzione solo 66 miliardi, che corrispondono a solo il 3,8 per cento del Pil. Si tratta meno di quanto paga di interessi sul debito pubblico (69 miliardi). Una situazione del genere non si verifica in nessun altro paese d’Europa (tranne in Grecia, nel 2012).

La situazione degli investimenti sulla scuola è ben diversa, come spiega l’Osservatorio di Cottarelli, nel resto d’Europa. La Germania dedica all’Istruzione il 4,1 per cento del Pil (134,6 miliardi), la Francia 124,1 miliardi (5,5%), il Regno Unito 107,6 (4,9%), la Svezia 5,1 (6,9%).

Quella della scuola è una vera e propria emergenza, spiega Cottarelli, rammaricandosi del fatto che la scuola italiana fin dal dopoguerra era stata un orgoglio.

“Non stupisce che un quinto degli italiani fra i 15 e i 24 anni – il 20,1% – si trovi nell’imbarazzante condizione dei “Neet” (Not in education nor in employment or training), di gran lunga la peggiore performance d’Europa: il più vicino è Cipro con il 16,1%”, scrive Repubblica.

Per Cottarelli quello dell’Istruzione è l’unico settore che non deve andare incontro a tagli, ma piuttosto a continui investimenti, che si rivelano alla lunga più vantaggiosi di quelli per le infrastrutture.

Il rapporto sullo stato dell’istruzione in Italia verrà pubblicato nei prossimi giorni sul sito dell’Osservatorio sui Conti pubblici.

Il settore più disagiato è quello dell’Università: l’Italia spende meno della metà in rapporto al Pil della media europea.

“Eppure è proprio lì che si dovrebbe spingere al massimo sull’acceleratore con l’obiettivo di creare una classe di professionisti e dirigenti prestigiosi all’altezza della concorrenza internazionale. Esistono ancora delle ottime università statali, come prova quasi paradossalmente la stessa fuga dei cervelli molti dei quali hanno studiato nelle strutture pubbliche”, scrive Repubblica, citando il Rapporto.

I dati sugli investimenti sulla scuola italia analizzati nel rapporto sono quelli del ministero dell’Istruzione e della Ricerca, dell’Ocse, e della Commissione europea e risalgono al 2017. E da allora la situazione è addirittura peggiorata, se si tengono in considerazione gli ulteriori tagli dal 2017 a oggi.

Se si guarda alle statistiche sui diplomati e laureati, l’Italia è ampiamente indietro rispetto agli altri paesi Ue: solo il 21% della popolazione è laureato, percentuale ben lontana dalla media Ue del 34,5%.

Dal 2007 a oggi la spesa per l’istruzione pubblica è in costante calo. In totale è diminuita di quasi due punti percentuali.

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