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Morte Imane Fadil, Travaglio sbatte in prima pagina il sospetto: “Come Mussolini con Matteotti”

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 19 Mar. 2019 alle 15:35 Aggiornato il 19 Mar. 2019 alle 15:36
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Immagine di copertina

La morte di Imane Fadil [Chi era] è ancora avvolta nel mistero. Per gli inquirenti le due strade, morte naturale o avvelenamento, sono da considerare, al momento, entrambe percorribili.

Da un lato gli alti livelli di metalli trovati nel sangue della giovane modella di origini marocchine, morta lo scorso 1° marzo dopo diversi giorni di agonia. Dall’altra, una misteriosa morte naturale.

Inevitabilmente il ruolo avuto da Imane Fadil negli ultimi anni, testimone chiave nei processi “Ruby” sulle cene di Arcore ha fatto diventare la prematura scomparsa della modella un caso da noir.

A sbattere il sospetto in prima pagina ci ha pensato Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, che in un editoriale ha paragonato al morte di Imane Fadil a quella di Giacomo Matteotti e Mino Pecorelli.

>>> Nel sangue e nelle urine di Imane Fadil livelli di metalli tra 7 e 13 volte oltre la norma

Chiari i riferimenti: come Benito Mussolini e Giulio Andreotti, anche Silvio Berlusconi avrebbe avuto un “interesse” nella morte della modella.

Il titolo dell’editoriale è già netto: “Delitti eleganti”, chiara allusione alle “cene eleganti” di Arcore. Quelle del “bunga bunga”.

La tesi di Travaglio è la seguente: “Probabilmente”, scrive il direttore del Fatto, “Benito Mussolini non ordinò l’assassinio di Giacomo Matteotti”. E “probabilmente Giulio Andreotti non ordinò l’assassinio di Mino Pecorelli”.

Mussolini “o chi per lui”, si “limitò a far sapere ai suoi che quel deputato socialista, con le sue denunce sulla fine della democrazia e sulle corruzioni di alcuni gerarchi del neonato regime fascista stava rompendo i coglioni”.

Andreotti, “o chi per lui”, si “limitò a far sapere ai suoi che quel giornalista molto, troppo informato, con i suoi articoli sulla rivista OP e le sue allusioni agli affari e ai malaffari della cricca andreottiana, stava rompendo i coglioni”.

Ora, Berlusconi. Che “non ha ordinato il probabile avvelenamento di Imane Fadil”. Il motivo? “I testimoni, B., di solito li compra, non li ammazza”.

E “tutto poteva augurarsi, fuorché la morte di una teste-chiave del processo Ruby e il ritorno del Bunga Bunga sulle prime pagine dei giornali”.

Purtroppo, chiosa però Travaglio, “nessuno può escludere che c’entrino i vari ambienti criminali che lo circondano da quasi mezzo secolo, da Cosa Nostra alla massoneria deviata, dal sottobosco dell’eterna Tangentopoli ai gigli di campo di Putin”.

Ed eccoci al presunto movente: che “qualcuno” abbia voluto fargli un “favore non richiesto”. O, peggio, “lanciargli un messaggio avvelenato per ricattarlo, o ricordargli qualche promessa non mantenuta”.

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