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Ilaria Cucchi, “Dedico questo anniversario a chi pestò violentissimamente mio fratello”

A otto anni esatti dalla notte del fermo per Stefano Cucchi, la sorella Ilaria scrive ricorda questo anniversario ripercorrendo alcune tragiche fasi della vicenda in un post su Facebook

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 16 Ott. 2017 alle 14:36
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Immagine di copertina

“Oggi, adesso.

8 anni fa arrestavano Stefano Cucchi.

Dedico questi momenti a coloro che si sono voltati dall’altra parte.

A coloro che lo pestarono violentissimamente facendolo morire in ospedale dopo sei giorni.

A coloro che lo hanno giudicato senza nemmeno vergognarsi di non averlo guardato in faccia durante l’udienza di convalida d’arresto.

A coloro che si piccano di aver pontificato sulla sua morte credendo a tesi medico-legali surreali e sbagliate senza nemmeno rendersi conto di aver trascinato nel ridicolo il processo per la sua morte”.

Lo scrive Ilaria Cucchi in un post su Facebook ricordando il fermo del fratello avvenuto nella notte tra il 15 e 16 ottobre 2009.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Stefano Cucchi era un geometra romano deceduto nell’ottobre 2009 a Roma, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. Secondo i legali della famiglia Cucchi, Stefano fu picchiato violentemente prima ancora dell’udienza di convalida dell’arresto, la mattina del 16 ottobre.

Dopo il ricovero all’ospedale Pertini, Stefano non fu accudito e nutrito e fu lasciato morire di fame e di sete.

“Stefano Cucchi si è suicidato perché non ha voluto mangiare e bere a sufficienza per 5 giorni. Beata la loro inconsapevolezza. Beata la loro arroganza”.

Sette anni di processi, 45 udienze, perizie, maxi perizie, 120 testimoni e decine di consulenti tecnici ascoltati. Sono i numeri di uno dei casi più seguiti dall’opinione pubblica italiana, che attende ancora verità.

Il 10 luglio 2017, il gup del tribunale di Roma aveva disposto il rinvio a giudizio dei carabinieri imputati nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano, accogliendo la richiesta della procura di Roma avanzata a febbraio 2017.

Venerdì 13 ottobre, il presidente della Corte d’assise chiamata ad esprimersi sulla responsabilità dei 5 carabinieri finiti sotto processo, si è astenuto, con conseguente decadimento del collegio giudicante.

Il presidente si è astenuto per avere presieduto un collegio che ha precedentemente escluso la sussistenza del nesso causale tra il pestaggio e il decesso, e per avere espresso una sorta di parere sulla posizione dei carabinieri adesso imputati: gli atti sono stati inviati al presidente del Tribunale, Francesco Monastero.

La denuncia di Ilaria Cucchi sui referti

“Il referto radiologico sulle famose fratture alla vertebra L3 non era nemmeno firmato e proveniva da uno studio dentistico.

La tac era stata fatta su metà vertebra dopo che era stata rimossa la parte con la frattura recente.

Il Perito settore che aveva rifatto l’autopsia per la Procura di allora, venne nominato durante quel processo, consigliere di amministrazione di un grande gruppo assicurativo insieme al fratello dell’allora ministro La Russa.

Il catetere vescicale gli è stato impiantato non perché i medici che lo visitarono da vivo si accorsero che la sua vescica non funzionava più ma ‘per semplice comodità'”, scrive Ilaria.

I sette anni di processo

Ilaria Cucchi conclude il suo post su Facebook ripensando ai processi affrontanti.

“Verbali e testimonianze false, registri sbianchettati, intercettazioni imbarazzanti.

7 anni di disastro giudiziario. Credo che si debbano vergognare in tanti. Primi fra tutti coloro che si sono accomodati alla tesi liberatoria della mancanza del nesso di causa tra quel terribile pestaggio e la morte di mio fratello in spregio ad ogni evidenza logica.

Dedico questo anniversario proprio a costoro, mentre incombe ora la prescrizione per alcuni dei gravi reati che proprio in quel processo furono commessi”.

Questa settimana ci sarà in aula la lettura delle determinazioni del presidente, con l’indicazione del nuovo collegio e la fissazione dell’udienza nella quale potrà essere dato avvio al processo.

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